Parco delle Colline. Troppo poco il Plis, occorre più tutela
Sul giornale del 31 maggio ho letto di un’intervista al direttore dell’ente Parco delle Colline dott. Graziano Lazzaroni nella quale sono state rivolte all’intervistato diverse domande, seguite dalle relative risposte, sulle strategie di gestione del parco; sulla connessione con altri ambiti territoriali tra i quali la Valle Trompia; sulle aree di maggiore rilevanza naturalistica e più interessanti del Parco; sulla percezione del valore ambientale del Parco da parte dei cittadini; sull’allargamento del parco medesimo ad altri territori, in funzione dell’incremento delle reti ecologiche. Su tutti quei quesiti il dottor Lazzaroni, il cui operato risulta comunque apprezzato, ha fornito una serie di risposte di carattere positivo, che hanno corroborato una visione prospettica altrettanto positiva degli sviluppi del Parco delle Colline e che fanno ben sperare per la conservazione, ed anche per l’incremento delle aree protette del territorio bresciano che circondano e comunque sono adiacenti il territorio comunale. Tuttavia, pur prendendo atto delle ottimistiche parole del direttore del Parco delle Colline, ci corre l’obbligo di rilevare che lo stesso dirigente dell’ente territoriale protetto considera la situazione come già consolidata e comunque non suscettibile, almeno per il momento, di evoluzione, dando per consolidato l’attuale regime a Plis delle aree protette, dando per scontato quel quadro giuridico nel quale si dovrà agire. È ben vero che si parla anche di «Parco di cintura», ma allo stesso futuribile ente non viene data altra e diversa qualificazione giuridica, lasciando intendere che anche tale entità «di cintura» sarà assoggettata alla disciplina dei Plis. Il dottor Lazzaroni non può infatti ignorare, e certamente non ignorerà, che numerose sentenze intervenute da parte dell’Autorità Giudiziaria Amministrativa altro non sono che desolate constatazioni secondo cui la normativa urbanistica prevale in modo indiscutibile sulle norme che regolano i Plis. Tutto ciò corrobora e rafforza la richiesta che, ormai da lungo tempo, noi stiamo sostenendo, e cioè di prendere in considerazione l’idea di maggiormente tutelare il nostro ambiente più pregiato attraverso istituti giuridici più robusti quale è, tra gli altri, proprio il parco regionale. Sappiamo bene che anche tale strumento, se gestito in modo non soddisfacente, può dare luogo a situazioni deludenti e perfino difformi dalla corretta tutela naturalistica e ambientale dei siti protetti, per carenza o scarsità delle risorse elargite, ma è indubbio, sopra ogni altra considerazione che la tutela giuridica che il parco naturale offre è ben superiore a quella dei Plis. Non fosse altro che perché si tratta di pianificazione territoriale di rango superiore ai Pgt. Concludo, facendo rilevare che la attuale variante generale del Pgt, in corso presso il Comune di Brescia, potrebbe già, con una oculata rivalutazione di alcune norme tecniche di attuazione del Pct, anticipare qualche passo in quella direzione.
Pietro Garbarino
Componente del Comitato promotore del Parco delle Colline e dell’agro-fluviale di Brescia
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