Pace disarmata e disarmante, ce n’è un esempio?
Ho letto con grande interesse l’articolo pubblicato il 27 luglio scorso dedicato alla necessità di costruire una pace autentica, «disarmata e disarmante». Si tratta di un testo ricco di considerazioni condivisibili e di richiami morali certamente importanti, soprattutto in una fase storica segnata da guerre sanguinose e da una crescente corsa agli armamenti. Nell’ultima colonna dell’articolo si legge, dapprima, che «la Chiesa offre la propria riflessione indicando la via di una pace disarmata e disarmante». Nel capoverso successivo si afferma poi, in termini più generali, che «nel corso della storia abbiamo saputo vincere con una pace disarmata e disarmante». Proprio perché quest’ultima affermazione appare riferita non soltanto alla storia della Chiesa, ma alla storia nel suo complesso, vorrei chiedere rispettosamente all’autore a quali precisi episodi egli intenda richiamarsi. Quali sarebbero, cioè, i casi storicamente documentati nei quali un aggressore, determinato a conquistare territori, sottomettere popolazioni o imporre con la forza la propria volontà, sia stato effettivamente fermato - o addirittura «disarmato» - dalla sola contrapposizione di una pace priva di strumenti di difesa? La mia non vuole essere una domanda polemica. Ritengo però importante distinguere tra la pace intesa come altissimo principio morale - alla quale tutti dovremmo aspirare - e la concreta capacità di proteggere le popolazioni quando esse vengono aggredite. Conoscere gli episodi storici richiamati nell’articolo aiuterebbe certamente i lettori a comprendere meglio in quali circostanze e attraverso quali modalità una «pace disarmata e disarmante» sia riuscita davvero a prevalere sull’aggressore.
Giuseppe Capretti
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia


