Oggi la crisi dei partiti cambia tutto
Se la «Politica» viene intesa come rappresentanza di istanze più o meno ideali o interessi o bisogni, in Italia è cambiato qualcosa negli ultimi anni. È cambiato l’elettorato: la classe operaia non esiste più come nel primo ’900, il ceto medio si è ingrandito sia dal basso che in alto. Le «élite» sono meno numerose e più forti, economicamente. Ma un fenomeno nuovo sta caratterizzando la politica italiana: sono sempre più frequenti i casi di alti dirigenti dello Stato che «scendono in campo», indirettamente o direttamente, per assumere impegni politici di rappresentanza, sia «tecnica» sia direttamente elettiva. Queste persone, il cui impegno va apprezzato, si collocano sui vecchi binari del progressismo o della conservazione politica, ma si presentano privi di un retroterra culturale di radicamento politico, territoriale o meno. Purtuttavia, nella perenne competizione elettorale italiana vengono investi del ruolo di catalizzatori ed attrattori di un consenso elettorale, di qualsiasi parte della rappresentanza, sia di «vecchi partiti» sia di neonate formazioni. La premessa, mi scusino i lettori per la lunghezza, ha come seguito alcune domande molto brevi: si tratta di una evoluzione positiva per la nostra democrazia? È il contraltare di una italica delusione nei vecchi modi di fare politica? Mancano le figure carismatiche in grado di rendere possibili prospettive ideali come in passato? Ma soprattutto cosa spinge persone di alto profilo istituzionale ad impegnarsi nell’agone politico, passando dal ruolo di chi è stato nominato tecnicamente dagli organi istituzionalmente preposti dallo Stato, al ruolo di effettivi o candidati a funzioni di matura elettiva o di Governo? Le questioni non vanno intese come curiose sulle singole scelte ma come cambiamento sociologico della attuale politica in Italia. Concludo con una domanda e con nessuna certezza? «È un fenomeno positivo e stimolante la crescita di una migliore coscienza democratica o non lo è perché cartina tornasole di una disaffezione dei cittadini e della disillusione e sfiducia verso gli attuali modelli di Governo dello Stato?».
Manlio Protano
Medico e Sindacalista
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia


