Non vogliamo inquinare, ma così ci costringono
Mi vedo costretto a scrivervi perché stiamo vivendo una situazione a dir poco paradossale. Sono procuratore delegato della Cooperativa Casearia Bresciana Ca.Bre di Cadignano di Verolanuova. Faccio un po’ di storia: Ca.Bre viene fondata nel 1954 come cooperativa agricola caseificio per trasformare il latte dei soci, in quegli anni i caseifici avevano a fianco sempre gli allevamenti di suini che servivano a smaltire il siero liquido di risulta dalle lavorazioni, anche Ca.Bre lo fece, prima all’interno del perimetro aziendale, successivamente all’esterno in due sedi, una a Cadignano di Verolanuova, il secondo in Comune di San Paolo. Come tutte le aziende Ca.Bre ha avuto periodi di floridità e periodi di difficoltà. Negli ultimi anni ’90, purtroppo ci fu un periodo difficoltoso, tanto che per far sopravvivere la cooperativa i soci decisero di alienare gli allevamenti. Nel 2000 cedettero le due realtà allevatoriali ad un imprenditore locale, nel contratto tra galantuomini, Ca.Bre trattenne su di sé l’attività di depurare i reflui dei due allevamenti per agevolarne lo smaltimento senza dover recuperare troppi terreni di spandimento. Fino al 2015 le cose sono state gestite tra persone responsabili senza troppe difficoltà. Nel 2016 il precedente proprietario ha ceduto i due allevamenti agli attuali proprietari, da allora è incominciato il calvario per la Ca.Bre, problemi uno dopo l’altro, nel 2020 è collassato l’impianto di depurazione e lo scarico nel fiume Strone non era conforme alle norme che nel 2006 sono state giustamente rese più restrittive inserendo anche sanzioni penali per i trasgressori: la Procura della Repubblica sequestrò il pozzetto di deflusso. Dopo tre settimane di fermo del depuratore, dove abbiamo dovuto far ritirare le acque di lavaggio del caseificio con autocisterne per non fermare l’attività, l’allora gestore del depuratore, fu costretto a oblare una condanna di alcuni mesi di carcere. In quel frangente, pur avendo sospetti, non fummo in grado di provare che il problema fosse stato causato dai reflui dei suini. Successivamente l’attenzione nostra è stata molto più elevata, tanto che molto spesso abbiamo segnalato alla proprietà degli allevamenti problemi di qualità dei reflui conferiti presso il nostro impianto. Arrivando a fine 2024-inizio 2025 dove abbiamo rischiato di nuovo il blocco dell’impianto se non avessimo interrotto il ritiro dei reflui degli allevamenti, difatti il 3 marzo 2025 abbiamo smesso di ritirare. La controparte ha attivato un ricorso in sede giudiziaria per imporci la riapertura del ritiro, ne è scaturita una consulenza tecnica ufficiale ordinata dal Giudice. Dalla Ctu è emerso chiaramente che i reflui conferiti non sono coerenti con il normale refluo zootecnico suinicolo e potenzialmente inibitori della depurazione, il giudice ha rigettato il ricorso. La controparte ha promosso un reclamo alla decisione del giudice contestando le procedure formali davanti a un collegio di tre giudici. Ebbene, questi giudici pur ammettendo che i reflui conferiti non sono conformi ai normali reflui suinicoli e nemmeno alle autorizzazioni ambientali rilasciate agli attuali proprietari degli allevamenti, hanno imposto a Ca.Bre di ricevere i liquami inviando per ben due volte l’ufficiale giudiziario, nonostante le periodiche analisi confermino la non conformità. Tra l’altro, da verifiche fatte da Ca.Bre sembrerebbe che non vi sia altro impianto di depurazione in Italia che depura reflui suinicoli. Ci sentiamo tra incudine e martello, da una parte il potere giudiziario che impone, dall’altra la consapevolezza di un rischio concreto di inquinare il fiume Strone, in oltre tale eventualità porterebbe la pubblica amministrazione a essere costretta a intervenire bloccando l’impianto, causando il fermo attività del caseificio, con la perdita del lavoro di circa 60 collaboratori di Ca.Bre e la difficoltà di collocare il latte di circa 30 produttori, tra soci e conferenti. Chiediamo appoggio e solidarietà a chi ha la volontà e facoltà di intervenire, al fine di far prevalere il buonsenso, per eliminare il rischio concreto di inquinare il fiume Strone che è parte essenziale di un parco naturale locale, e salvaguardare una azienda che fa parte della storia della bassa provincia di Brescia.
Eugenio Berselli
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