Non una ricorrenza come le altre. Il nostro compito
Il 28 maggio non è mai, per Brescia, una ricorrenza come le altre. A cinquantadue anni dalla Strage di piazza Loggia, il dovere civile resta intatto. Io c’ero. Proprio per questo credo che il lavoro sulla memoria debba continuare sempre, non soltanto nell’occasione dell’evento. Accanto alla commemorazione, si pone una questione di fondo: come una comunità conserva le tracce più profonde della propria storia e rende esse ancora capaci di parlare al presente. Per molti anni quella ferita ha avuto la voce dei testimoni diretti. La scomparsa di Franco Castrezzati, avvenuta nell’ottobre scorso, dà a questo anniversario un significato particolare. La voce del palco interrotta dall’esplosione ci ricorda che la testimonianza vissuta, con il passare del tempo, deve trovare strumenti capaci di durare. Anche il percorso giudiziario ci dice che la vicenda non è una pagina chiusa. La sentenza Toffaloni dell’aprile dello scorso anno e le nuove udienze del processo Zorzi confermano quanto lungo e faticoso sia stato il cammino della verità. Più il tempo ci allontana dai fatti, più diventa necessario preservare le fonti che permettono di comprenderli. Non bastano la cerimonia annuale o la parola solenne. Occorrono documenti ordinati, sedi adeguate, lavoro storico, accesso per gli studiosi e per le nuove generazioni. Una città che trascura i propri archivi smarrisce anche una parte della propria coscienza democratica. A Brescia questo compito non appartiene a un solo soggetto. Vi concorrono la Casa della Memoria, l’Associazione dei familiari delle vittime, le organizzazioni sindacali, la Fondazione Clementina Calzari Trebeschi, la Fondazione Civiltà Bresciana e la Fondazione Luigi Micheletti. La Micheletti sente questa responsabilità come parte della propria missione. Negli anni ha dedicato alla Strage studi, mostre, pubblicazioni e momenti di approfondimento. Lo ha fatto non per aggiungere una voce rituale, ma perché il 28 maggio appartiene al cuore del Novecento bresciano e italiano. Gli archivi non sono depositi muti. Sono spazi nei quali una comunità conserva le prove del proprio cammino e gli strumenti per capire. Sono necessari a chi studia, ai cittadini, a chi non ha vissuto quegli anni e deve poterli conoscere senza semplificazioni. Questa data ci chiede dunque non solo di rendere omaggio alle vittime, ma di garantire che la loro vicenda continui a interrogare Brescia. La città seppe reagire alla Strage con dignità democratica. Oggi deve continuare a farlo prendendosi cura delle istituzioni che tengono viva la sua coscienza civile. Perché piazza Loggia non appartiene soltanto al passato. È ancora una responsabilità del presente.
Ettore Fermi
Presidente Fondazione Luigi Micheletti
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