Lettere al direttore

Noi sognavamo l’America, ora quanta delusione

Da ragazzi, nel dopoguerra, noi di Leno, sognavamo l’America. Ragazzi di campagna, l’America era la meta dei nostri ideali. Del resto tra le strade del paese, si sentiva cantare il ritornello: «America, America, America, in America voglio andar. Magari a cavallo di un asino, in America voglio andar». E la sera, dopo le scorribande nei campi e le nuotate nei fossi, la «Banda delle Gambarelle», si riuniva sui muretti, per progettare l’avventura in America. L’America era per noi il paese di Bengodi. Quello della ricchezza, delle libertà, dei cow-boy, dei bisonti, di Buffalo Bill, delle praterie, delle cavalcate, del facile successo, delle belle donne, dei pistoleros, di tutto insomma. Ci si interrogava su come andarci. Bisognava essere grandi, avere il passaporto, ma i più intraprendenti avrebbero voluto, senza tante storie, andarci a nuoto. Nessuno di quei ragazzi è andato poi in America. Le vicende della vita, ci hanno obbligato a stare nel Bresciano. E bisogna dire che tutti abbiamo fatto fortuna da noi. Però in me, per 80 anni, è sempre rimasto vivo nel cuore il sogno di quell’America. In me è rimasta la gratitudine di essere stata come la garante della democrazia e delle libertà. Perché, anche se solo si riflette un attimo, non sono cose da poco. Però, ora le faccende si sono complicate. L’immagine che avevo dell’America si è bruscamente deformata. Quella «bellissima Donna», si è trasformata in un «Mostro» che divora gli amici. Sono spariti i grandi ideali politici, economici, civili, religiosi. L’America di oggi ha buttato alle ortiche ogni valore. E non c’è peggior delusione nella vita, del vedere distrutti i propri sogni.

Adriano Mor

Brescia

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