Molestie verbali all’università. Non abbiate paura
Scusate se insisto, ma a me pare che gli sviluppi della vicenda delle molestie verbali, protrattasi per sei lunghi anni ed emersa soltanto grazie al coraggio di un gruppo di studenti e studentesse, costituiscano il segnale inequivocabile di una generale sottovalutazione del problema - se davvero rimasto finora ignorato - o, peggio, del ricorso a dinamiche che ricordano quelle un tempo adottate da taluni Vescovi di fronte alle segnalazioni, talvolta imprecise o confuse, di vittime innocenti di abusi commessi da membri del clero: sorpresa e mortificazione iniziali, poi approfondimenti, poi trasferimenti, infine copertura e oblio. Dinamiche che, va ricordato, sono state poi espressamente sconfessate dalla stessa gerarchia ecclesiastica, proprio perché rivelatrici di una risposta istituzionale inadeguata, difensiva e incapace di mettere al centro le vittime. Ribadisco, ancora una volta, la necessità che si faccia valere il principio della presunzione di non colpevolezza. Tuttavia mi pare che in una situazione di emergenza debbano essere adottati, e ovviamente fatti conoscere immediatamente al corpo accademico, provvedimenti urgenti tali da favorire massimamente l’emersione di eventuali altri atteggiamenti ovunque in Ateneo (sostenendo senza se e senza ma le fondate denunce degli studenti, del personale tecnico e amministrativo e di docenti e ricercatori), evitando, nel contempo che possano esserci ritorsioni nei loro confronti. Nelle Relazioni Annuali della Commissione di Genere (2024 e 2025) dell’Università si fa esplicito riferimento alla somministrazione di questionari e alla raccolta di dati sul tema della violenza. Dove sono i dati? Sono stati assunti provvedimenti? Insomma: è stato fatto qualcosa? Non vorrei li avessimo dimenticati in qualche polveroso armadio o, peggio, li avessimo ritenute inutili scartoffie con cui adempiere a un obbligo ministeriale. Mi pare che 6 anni siano un tempo ragionevole per approfondire, rassicurare, decidere, eventualmente punire! Studentesse e studenti, mi appello alla vostra sensibilità istituzionale: non abbiate paura a denunciare; se ci sono (o ci sono stati) comportamenti torbidi, oppure se avete segnalato e non siete stati presi sul serio, questo è il momento per far emergere tali incresciose situazioni. Sappiate che non siete soli!
Saverio Regasto
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

