Lettere al direttore

Luciano Costa, i miei ricordi e la stagione Dc

Giustamente è già stato scritto molto sulla figura di Luciano Costa, non c’è bisogno di aggiungere parole sulla centralità che ha avuto nell’informazione locale. Mi piace invece ricordare ciò che, forse più di ogni altra cosa, lo ha reso così vicino a tanti bresciani. Luciano Costa è stato un raffinato narratore della nostra comunità. Ha saputo raccontare le figure memorabili e iconiche della brescianità, ma anche la Brescia popolare fatta di persone comuni, di quartieri, di associazioni, di tradizioni e di passioni, restituendone sempre il valore umano. Con lo stesso sguardo ha accompagnato il racconto del cattolicesimo bresciano, delle sue opere e della sua presenza nella società e nella vita civile della nostra provincia. I miei ricordi di Luciano Costa si intrecciano con quelli di una stagione intensa di impegno sociale e politico, quella della Democrazia Cristiana. Un periodo che Luciano ha saputo raccontare con profondità e misura, senza indulgere nella nostalgia, ma cogliendone il significato e il valore per la storia della nostra terra. Inevitabile, per me, pensare anche al legame di stima e amicizia che lo univa a mio cugino Giacomo Rosini. Da presidente della Federcaccia e poi da parlamentare della Democrazia Cristiana, Giacomo trovava in Luciano Costa un interlocutore attento, capace di leggere il territorio come pochi altri. Era una vera antenna sensibile della società bresciana, sempre in ascolto delle persone, dei cambiamenti e delle comunità. Da quel confronto emergeva una conoscenza autentica di Brescia, costruita non nelle stanze del potere, ma nella vicinanza alla sua gente. Tra i rapporti che hanno segnato il suo percorso merita di essere ricordato anche quello con Franco Ferrari, nato e consolidatosi negli anni della comune esperienza in Coldiretti. Furono anni decisivi per l’associazione, una stagione che ne definì l’identità e ne tracciò le direttrici di sviluppo per il futuro. In quel contesto, la sintonia umana e professionale tra Costa e Ferrari fu espressione di un impegno condiviso che contribuì alla crescita e al consolidamento di Coldiretti bresciana. Più che il giornalista, oggi mi piace ricordare il volto e la voce che per decenni hanno accompagnato la vita quotidiana dei bresciani attraverso la televisione locale. Una presenza familiare, discreta e autorevole, entrata nelle case di tutti fino a diventare parte della memoria collettiva della nostra comunità. È questo il ricordo che, insieme a molti altri bresciani, conserverò con riconoscenza.

Norberto Rosini

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...