Lettere al direttore

Lo sport senz’anima modello Usa

Non sono un appassionato di Basket e non ho mai seguito la Germani, ma le analogie con quello che sta accadendo all’A.C. Milan (quello sì, lo seguo) sono disarmanti. Da sempre, in Italia, lo sport, il tifo, il campanile, fa parte del nostro vissuto più intimo. Non si spiegherebbe altrimenti l’incredibile passione che è messa nel seguire spettacoli spesso francamente brutti, in stati o palazzetti fatiscenti, a prezzi esorbitanti (per la tasca dell’italiano medio). Da qualche anno, tuttavia, ci stanno comprando il giocattolino, pezzo dopo pezzo. Calcio o basket, poca differenza fa. E leggo delle polemiche feroci dei tifosi che si vedono estirpare la squadra dalla città... dalla società... dalla Storia. Anche a me danno fastidio le cheerleader fra il primo ed il secondo tempo, gli annunci roboanti, le mille magliette diverse per fare marketing. Tuttavia, signori, non è un processo iniziato da ieri. Non ci siamo un bel dì svegliati in America. È un qualcosa che va avanti da decenni, una spersonalizzazione dell’Italia da sé, un’ amnesia inseguita e promossa a tutti i livelli quando non una vergogna per quello che fummo, che siamo stati, che forse ancora siamo. Dove eravamo quando abbiamo cominciato a parlare uno strano slang mezzo italiano e mezzo inglese raffazzonato da Netflix? Lo cantava persino Carosone cinquant’anni fa «Tu vuo’ fa’ l’american’ ’Mericano, mericano Ma si’ nato in Italy. Sient’ a mme, nun ce sta niente ’a fa». E ora becchiamoci il modo americano di fare sport. Senz’anima, senza tifo, senza radici... chi è causa del suo mal...

Giordano Savelli

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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