Lettere al direttore

L’armistizio, logica evoluzione del 25 luglio

Quello che accadde l’8 settembre 1943, non fu che la conclusione logica del 25 luglio, attesa e sperata dalla gente: la liquidazione del governo Mussolini e la fine di una guerra che l’Italia stava ormai evidentemente perdendo. I 45 giorni che intercorsero fra le due date non permisero, ad un subentrato Governo d’accatto, di porre fine ad una guerra in modo decente. Del resto, da tempo erano noti i termini posti dagli Alleati alla conferenza di Casablanca del gennaio 1943, per uscire dalla guerra: resa incondizionata. Per cui l’inutile vagabondare per l’Europa del Generale Castellano, plenipotenziario italiano a trattare, dalle idee poco chiare ma confuse, condusse alla firma di un documento, mascherato d’armistizio, del quale non ne conosceva che una parte marginale. Il testo completo dell’«armistizio», cosiddetto lungo, venne reso noto e firmato dal Maresciallo Badoglio, il 29 settembre 1943 a bordo della corazzata inglese Nelson ma edotto il pubblico italiano solamente il 6 novembre 1945! Chi si doveva vergognare d’avere accettato le umilianti clausole contenute nel testo dell’«armistizio lungo»? Ci sarebbe stato altro modo per uscire dalla guerra? Forse, ma questa è fantapolitica! D’altra parte la sconfitta, fu il prezzo pagato dal popolo italiano per il ritorno dell’Italia alla democrazia; l’antifascismo nazionale ed internazionale non ce l’avrebbero mai fatta. Certo che se avesse immaginato la fine, quella moltitudine che alle 18 di quel lunedì 10 giugno 1940 era accorsa a piazza Venezia a gridare Duce, Duce...!

Paolo Minucci Teoni

Brescia

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