La scuola italiana non ci ha lasciati soli
La fine degli esami di maturità porta con sé diverse riflessioni sulla scuola italiana che accompagna, ormai per quasi tutti i nostri ragazzi, materna compresa, almeno sedici anni della loro vita ed evidentemente anche quella dei loro genitori. Un tempo scandito da così tanti passaggi evolutivi e così tante scoperte da far venire le vertigini quando si volge lo sguardo all’indietro. Da genitori li accompagniamo alla scuola materna, se non addirittura all’asilo nido, consegnandoli, con più o meno consapevole fiducia, a un’istituzione che ne plasmerà il carattere, che ne forgerà le competenze, mettendoli di fronte al fatto che il nostro essere uno è un essere fra tanti. Già solo per questa ragione la scuola è un bene al quale guardare con molto rispetto e devozione. Ha un valore civico oltre che pedagogico che insegna a scoprire che esiste un altro da te con storie diverse ma con i medesimi diritti e doveri. Nel nostro caso l’esame di maturità segna un passaggio ancora più delicato perché nostra figlia ha una disabilità che non le consentirà di continuare gli studi all’università. Così questo passaggio genera un passato di cui sentiamo il dovere non solo di condividere con coloro che lo hanno reso straordinario ma anche di ringraziare chi, di quell’istituzione, ne è il cuore. Ci riferiamo in primo luogo alle insegnati e agli insegnanti di ogni ordine e grado. Si è trattato soprattutto di donne che, con passione e competenza, hanno consentito a Elisa di percorrere questo lungo cammino. Abbiamo constatato, sin dalle prime esperienze, come la presenza di nostra figlia, nelle diverse classi, sia stata accolta come un’occasione e non come una zavorra. Cogliere un’occasione è una scelta, richiede una determinazione che abbiamo toccato con mano e che ci ha dato una forza e una spinta notevole. Non ci ha fatto sentire soli nei momenti più difficili. Ma un altro forte ringraziamento lo dobbiamo ai tanti compagni di classe che Elisa ha avuto la fortuna di incontrare. Una commozione ancora più grande l’abbiamo provata quando, fuori dall’aula dove si teneva l’esame, c’erano diversi compagni venuti proprio per salutarla. In quella circostanza ci è apparso chiaro, come una rivelazione, il valore del lavoro svolto dalle insegnanti dell’Istituto Mantegna. Insegnanti che si sono fatti Repubblica nel rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. E che hanno scelto di cogliere quell’occasione anche per i compagni di classe di Elisa al fine di accrescere, non solo le competenze didattiche, ma proprio quelle competenze civiche che sono alla base della nostra comunità. E quei ragazzi, che qui saluto e ringrazio, hanno dato un messaggio agli adulti e alla comunità più in generale, che sono tutt’altro che giovani distratti, disinteressati e poco rispettosi come a volte vengono dipinti. Al contrario hanno saputo cogliere un’occasione per guardare il mondo nella sua complessità e cercare di renderlo migliore. Saranno adulti più forti, più consapevoli e credo anche più solidali. L’ultimo ringraziamento lo estendiamo a quelle istituzioni, non sempre capite nel ruolo fondamentale che hanno per la tenuta del Paese, che resistono agli attacchi di chi vorrebbe le classi differenziate, di chi ritiene che le tasse siano troppe e spese male. Fra queste vogliamo ricordare anche il Comune di Brescia per il servizio di assistenza scolastica e di trasporto scolastico, completamente gratuito, che ha reso la nostra vita meno complicata. Infine ringraziamo anche le operatrici dell’Asst Spedali Civili che, pur nelle mille difficoltà burocratiche, hanno saputo orientare il lavoro delle insegnanti negli aspetti più specialistici della disabilità. Noi ci teniamo stretti i tanti ricordi, le lacrime di commozione che hanno scandito tutti questi sedici anni e liberiamo l’immensa gratitudine verso la scuola italiana.
Lettera firmata
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