Lettere al direttore

La bella società dell’orto solidale e il leprotto salvato

Un leprotto si aggira per il «Brolo di sant’Anna - orto solidale», mangiacarote a tradimento e divoratore infaticabile dei nostri ortaggi. Un brolontario non vegano, di cui non farei il nome nemmeno sotto tortura, ha subito pensato a come affrontare il nemico delle nostre verdure, pregustando malignamente una gustosa pasta al salmì. Ma d’improvviso il cielo si è rannuvolato di scuro, con un nero da fare spavento e un vento che sembrava sradicare tutto. Poi è arrivato all’orto il fratello gemello del brolontario non vegano di cui sopra, quello bravo, serio e politicamente corretto. L’unico capace di placare le voglie goduriose e mangerecce al salmì del fratellino (chel che pensa semper a maia’ e beer), con la proposta saggia di sentire le donne e gli uomini del Brolo per decidere insieme le sorti del leprotto. Detto fatto, viene improvvisata una assemblea in videoconferenza con i cellulari, per consentire l’intervento anche di persone fisicamente lontane in vacanza, ma sempre vicine col cuore ed interessate a condividere le decisioni importanti al Brolo. L’assemblea, seppure improvvisata, è stata molto partecipata anche con gli over imbranati tecnologici e con interventi appassionati, come è giusto che sia nelle belle comunità, evidenziando tre schieramenti: i mangiacicio con prevalenza maschile, i mangiaerba con prevalenza femminile e gli astenuti sempre, quelli che non si schierano mai. Alla fine c’è stato l’intervento di una donna storica del Brolo, mangiaerbe, molto stimata e molto ascoltata perché grande lavoratrice, capace di parlare con determinazione, con delicatezza e senza mai alzare la voce. Ci ha parlato di una delle caratteristiche fondanti del nostro orto, di due parole semplici, ma che ognuna/o di noi sente come un pezzetto imprescindibile della storia, del presente e del futuro del Brolo. Ci ha parlato del prendersi cura. Del prendersi cura della terra, dell’ambiente e del paesaggio. Del prendersi cura delle persone fragili economicamente e delle persone con altre fragilità. Del prendersi cura di bimbe e bimbi di scuola materna, di scuola elementare, dei Grest. Del prendersi cura di questa nuova e straordinaria comunità chiamata «Brolo di sant’Anna - orto solidale», che abbiamo scoperto esserci diventata imprescindibile nel quotidiano, con la condivisione del valore della solidarietà sociale nella vita concreta delle persone. Del prendersi cura, infine, di tutto quello che vive al Brolo, e pertanto anche del nostro amico leprottino, proponendo di lasciarlo libero di mangiarci qualche carota. La proposta della nostra carissima e preziosa amica è stata approvata all’unanimità, con grande soddisfazione di tutte e tutti, anche del tifoso del salmì. D’improvviso è calato il silenzio, il cielo si è rasserenato, limpido, senza nuvole. E siccome nel frattempo si era fatto tardi, l’azzurro del cielo del giorno era diventato il blu del cielo della notte, con una infinità di quelle piccole luci che chiamiamo stelle e quella più grande che chiamiamo luna, non piena ma a metà, ad illuminare il nostro bellissimo orto. Mi accorgo di avere gli occhi chiusi, me li stropiccio un pochino, come quando ti risvegli dopo un pisolino bello, con il viso sorridente e il buonumore al massimo. E mi convinco di avere fatto un sogno. Però un gran bel sogno. E con tanta verità.

Vito Lancellotti

Brescia

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