Vi scrivo in merito a un evento poco gradevole che è successa a mia figlia con la mia macchina. Ho ricevuto per posta non raccomandata un documento con il quale mi viene intimato di pagare 30 euro per una sosta di 1 ora e 46 minuti in una serata di marzo, al Burger King vicino al ospedale civile. Per farla breve, questo fast food ha deciso di fare soldi col proprio parcheggio tramite la società Park & Control. Cioè, quando si entra nell’area di parcheggio del Burger King registrano la targa e l’ora. Poi registrano l’ora di uscita. Se la sosta dura più di 60 minuti, dalla targa risalgono al nome e indirizzo del proprietario della macchina per mandargli la richiesta di pagamento per il parcheggio. Cioè 30 euro se superato 60 minuti. Attenzione, questo è indipendente dal fatto di essere o meno cliente del ristorante. Quindi mia figlia ha avuta la sfortuna di scegliere la Burger King per cenare insieme agli amici e dopo un mese riceviamo la sorpresa da pagare perché la cena è durata troppo a lungo. Il documento ricevuto sembrava proprio una truffa: è intimidatorio e minaccioso e fa riferimento a un regolamento contrattuale che è solo accennato. Non indica il nome del esercizio commerciale preso il quale si è verificata la sosta da pagare, non indica in modo preciso le regole che sono state infrante. Però indica l’indirizzo del parcheggio in questione. Così sono risalita al Burger King della zona ospedale; e in effetti, il nuovo regolamento di parcheggio è ben indicato da numerosi cartelli. Magari dovrebbero specificare anche: «Questo è un fast food! Avete 60 minuti per mangiare o pagate la penale». Però tutto questo non è strano? Basta mettere dei cartelli sul parcheggio di un area commerciale anche se non è cintato da barriere per potere sollecitare il pagamento a chi ha parcheggiato?
Florence Gauvain
Ome
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