Joyce, i dublinanti e quel participio che non esiste
Ho consultato la Treccani per vedere se davvero esiste un vocabolo che sembra il participio presente di un verbo: come migrante da migrare, parlante da parlare. E dunque viene spontaneo domandarsi: il dublinante che cosa fa? Dublina? Gira per i pub della bella città che ospita il Trinity College? Naturalmente no. La burocrazia europea è riuscita a compiere un piccolo prodigio linguistico: creare un vocabolo che ha tutta l’aria del participio presente di un verbo che non esiste. Molti anni fa ho vissuto per un anno a Rathmines, un quartiere di Dublino. Ricordo ancora di aver comprato e cominciato proprio allora la lettura di Dubliners di James Joyce, ma mai avrei pensavo al termine «dublinanti», di cui parlano le cronache di questi giorni. I Dubliners di Joyce sono spesso persone che vorrebbero partire e non riescono a farlo. I dublinanti di oggi sono persone che invece sono partite, hanno attraversato frontiere e Paesi e che proprio per questo possono essere obbligate, sulla base di un regolamento europeo, a tornare indietro.
Giulio Treccani
Gavardo
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