Io, madre italiana, iscriverò mio figlio alla Romanino

Lettere al direttore
Lettere al direttore
AA

Scrivo in merito alle recenti critiche rivolte alla scuola secondaria di primo grado, del nostro territorio, G. Romanino, accusata di avere un’eccessiva presenza di alunni stranieri e di offrire, per questo motivo, un livello di insegnamento inferiore. Sono la madre italiana di un bambino italiano che il prossimo anno inizierà il suo percorso proprio in quella scuola e sento il bisogno di esprimere un punto di vista diverso, basato su valori che ritengo fondamentali per la crescita dei nostri figli. Credo fermamente che la presenza di bambini provenienti da culture diverse non rappresenti un limite, bensì una grande opportunità. La scuola non è solo il luogo dell’apprendimento nozionistico, ma anche uno spazio in cui si formano cittadini consapevoli, aperti e capaci di vivere in una società sempre più plurale. L’integrazione, se ben accompagnata, arricchisce tutti: insegna il rispetto, stimola la curiosità e prepara i nostri figli al mondo reale. Mettere in discussione la qualità dell’insegnamento basandosi unicamente sulla composizione della popolazione scolastica rischia di essere una semplificazione ingiusta e pericolosa. La qualità di una scuola si misura nella competenza degli insegnanti, nella capacità di includere, nell’attenzione ai bisogni di ogni alunno e nei valori che trasmette. Come genitore, scelgo consapevolmente questa scuola proprio per ciò che rappresenta: un ambiente in cui mio figlio potrà crescere non solo dal punto di vista didattico, ma anche umano. Preoccupa, piuttosto, la facilità con cui si diffondono giudizi superficiali che rischiano di alimentare paure e divisioni. Per questo è necessario rivolgere un invito chiaro anche al mondo dell’informazione: raccontare la realtà comporta una responsabilità. Le notizie devono essere verificate, contestualizzate e basate su dati concreti, ma anche - e soprattutto - su fonti attendibili, chiare e correttamente individuate. Sapere da dove provengono le informazioni è fondamentale quanto il loro contenuto: senza trasparenza sulle fonti, il rischio è quello di amplificare percezioni distorte e pregiudizi. Un giornalismo attento e rigoroso non alimenta divisioni, ma contribuisce a costruire una comunità più consapevole.

Marta B.

Cara Marta, se avessimo la coda di paglia saremmo d’accordo con lei fino alla lettera B, cioè escluso il punto nel quale fa la morale al giornalismo. Avendo invece la coscienza tranquilla, lo prendiamo per un invito al generico «mondo dell’informazione», scacciando il sospetto che sia un parlare a nuora affinché suocera intenda. Anche perché, se fossimo quella suocera, potremmo ribattere che nel primo articolo, la critica riportata era non di un passante, bensì del presidente del Consiglio di Quartiere. E, sempre se fossimo quella suocera, preciseremmo che a fronte di quelle poche righe di critica, al buon nome della scuola abbiamo dedicato in replica sia la lunga esposizione della vice preside, con tanto di nostri complimenti, sia questa nuova lettera in apertura di pagina. Bando ai sospetti allora, la Romanino, come tutte le scuole, ha già molte difficoltà da affrontare che sarebbe da sciagurati evocare fantasmi. Remiamo insieme, piuttosto, per costruire davvero «una comunità più consapevole». (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...