Il diverso fa paura, specialmente a chi non vuole capire
«Di dove sei? Da dove vieni? Come mai sei qui? Come sei venuta fin qua?». Anno di grazia 2026. Estate soleggiata. Paesino di montagna. Ma ne sono certo, potrebbe essere una qualsiasi località: città, mare e quant’altro. Siamo qui nella società ipertecnologica, nell’era dell’intelligenza (intelligenza?) artificiale ad ascoltare ancora queste domande che provengono dalla pancia del paese. O forse dall’intestino. Ma quanto è grosso e grasso poi l’intestino di questo paese? Ma questi energumeni lo hanno sfogliato qualche libro di storia. Si chiama «analfabetismo di ritorno». Lo straniero, l’altro, il diverso, lo scuro, e via discorrendo. Tanti anni fa era arrivato il «vento nuovo della lega». Ricordate gli slogan: «Padroni a casa nostra», «La Lega non perdona», «Prima il nord», «Roma ladrona» e via farneticando. Poi si sono anche loro accomodati al tavolo. La tavola imbandita era un po’ differente dal quadro di Matisse del 1896. Solitamente alle domande iniziali la persona di cui sopra (che vive da noi da più di venti anni) risponde sempre in senso ironico: «Sono arrivata col barcone anni fa. Mangiavo sempre banane al mio paese...». Così facendo il luminare interlocutore, non riuscendo a percepire l’ironia, bofonchia un poco, mugugna qualche verso e si dirige verso l’ennesimo «pirlo» del suo luminoso giorno. Sono veramente stanco di riascoltare le farneticanti affermazioni di questo popolo ormai «dissociato da se stesso» che si ripete all’infinito nella brodaglia linguistica dei luoghi comuni. Non vi è un pensiero degno di essere considerato civile. Alla faccia dell’articolo 21 della Costituzione. Essere contemporanei oggi è constatare la bassezza spaventosa di un paese ignorante (non lo dico io, che conto meno di zero), ma lo predica da decenni il professor Galimberti nelle sue conferenze. «L’Italia agli italiani» è uno striscione esposto giorni addietro in un liceo di Cesena. La questione dovrebbe far riflettere. Non essere oggetto di slogan deliranti. La storia non ci ha insegnato che ci sono state epoche in cui si distruggevano le chiese ed altre in cui si abbattevano le moschee? È così difficile arrivarci? Si aprano le danze. Avvolti dal consumo e dalla perenne crescita siamo destinati lentamente al tramonto. Ma preferiamo il divano, è più confortevole. «Era una notte meravigliosa, una di quelle notti che forse possono esistere solo quando si è giovani». Tutti pronti per le «notti bianche», peccato che non siano quelle di Dostoevskij.
Angelo Briscioli
Capo di Ponte
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia


