Il canone Rai pagato e l’incubo dei database
Come tanti, forse, per gli anni 2016 e 2017 abbiamo ricevuto la lettera che richiedeva il pagamento del canone Rai perché in base ai loro archivi i pagamenti non sono stati fatti. La prima comunicazione incautamente viene cestinata perché sappiamo che per quegli anni il canone era pagato in bolletta. Poi arriva la cartella esattoriale. E allora giocoforza ci si attiva. Ovviamente non abbiamo pensato di conservare la documentazione per 10 anni visto che le bollette mi è sempre risultato che si conservassero per 5 anni, ovviamente ci siamo accorti solo ora che per anni le bollette avevano un codice fiscale errato e inesistente e quindi i dati degli archivi non combaciano, ovviamente i gentili addetti del call center della Rai ti dicono che basta il Pod per rintracciare i pagamenti. Ma ovviamente né le spiegazioni ne l’aver fornito il codice Pod sono risultati sufficienti. Il consiglio per A2A Energia spa è di certificare che le somme riscosse dal cittadino a titolo di canone Tv sono state versate a chi di dovere a fine anno, non penso che sia un servizio così oneroso da fornire all’utente. In fin dei conti dimostrare che il pagamento del canone è stato adempiuto non dovrebbe essere solo responsabilità dell’utente. Quello che lamento di quanto è accaduto è il fatto che siamo vittime di un sistema basato sui sistemi informatici ove se finisci nella casella sbagliata il torto è solo tuo. La realtà dei fatti non sempre corrisponde alla realtà dei database. E per un sistema basato solo sui database, la realtà non è sufficiente. E ora attendiamo con rassegnazione la richiesta anche per il 2018.
Anita Purpura
Brescia
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