I giovani devono chiedere il rispetto dei loro diritti
Guardiamo con ammirazione e con un po’ di invidia e di nostalgia a quello che sta accadendo in Spagna e in Francia. Lì i giovani sono scesi in piazza, hanno occupato le strade, le università, hanno fatto sentire la loro voce senza paura. Non sono le «solite» proteste di ripiego. Protestano per cose concrete, per il loro futuro: le stesse cose che mancano ai giovani in Italia. Speriamo che anche i giovani italiani finalmente prendano in mano la loro situazione e trovino il coraggio di protestare davvero in ogni città, per una Scuola che non cada a pezzi, che non sia fatta solo di tagli, di classi pollaio e di precarietà. Per il diritto al tempo libero, che non sia solo un divano e uno schermo perché non ci sono spazi, non ci sono soldi, non ci sono opportunità accessibili, senza il finanziamento degli sport giovanili. Ma anche per la Sanità, perché non è possibile che un ragazzo debba aspettare mesi o anni per una visita psicologica o per una prestazione sanitaria, e per tutto ciò che riguarda la loro emancipazione e maturità: il diritto alla casa, a un lavoro che non sia sfruttamento, a diventare adulti senza dover chiedere tutto ai genitori fino a trent’anni. In Italia tanti ci dicono che i giovani sono apatici, che non hanno voglia, ma non è vero. Forse i giovani si sono un po’ abituati a stare zitti, ma in realtà hanno bisogno di un esempio, e quello spagnolo e francese è un bell’esempio. Rimane il fatto che anche per loro è ora di svegliarsi
Luigi Andoni e altri anziani
Manerbio
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia


