I bei tempi andati e le giovani leve sul nuovo Titanic
Ad Metalla! Ormai vecchio (meglio dire molto anziano) ricordo che in occasione della Pasqua e a volte del Natale veniva il parroco della parrocchia Sant’Alessandro a benedire la casa e la famiglia, abitavo in corso Cavour a Brescia, il medico veniva anche per un influenza e si interessava anche della salute dei famigliari sembra fantascienza. Il tessuto sociale la famiglia l’aiuto reciproco si è dissoluto come la neve dei nostri ghiacciai e le nuove leve devono svegliarsi in tempo per non finire come il Titanic. Invertire, lo dico due volte, la rotta, avere obiettivi chiari e precisi non avendo chi può dare l’incipit devo solo concludere: «Mala tempora currunt sed peiora parantur quid alium. Ad Maiora».
Fabrizio Chieribicco
Caro Fabrizio, detestiamo la volgarità, ma ogni volta che sentiamo la frase «Mala tempora currunt» ci viene in mente un vecchio collega, Maurizio Del Sordo, il quale automaticamente faceva il verso ribattendo: «Paraculi imperant». Ci scuserà l’abbrivio sboccato, che ci impegna a non cadere noi nella piaggeria, dandole ragione per carpire la benevolenza sua e di molti lettori. Ciò che descrive lo comprendiamo benissimo. Di più. Lo abbiamo vissuto e tuttora lo sperimentiamo, con una società ch’è mutata e un tessuto sociale sempre più sfilacciato. Poi però ricordiamo che da che mondo è mondo le generazioni rimpiangono i tempi loro, biasimando quelli che seguono, per cui cerchiamo di farvi la tara, cercando altresì di vedere nel presente non soltanto il gramo, ma pure il buono. E se è vero che «le nuove leve devono svegliarsi per non finire come il Titanic», è altrettanto onesto riconoscere che quel Titanic gliel’abbiamo costruito noi e prima chi ci ha preceduto, dando spesso valore a quanto non lo avrebbe meritato e scordando di preservare ciò che ci distingue veramente: l’umano.
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