Dopo 17 anni addio al gatto Ron, uno di famiglia
È complicato scrivere il dolore che si prova per la morte del proprio gatto perché non puoi paragonarlo a quello per la mancanza di un tuo caro e non sarebbe neanche moralmente corretto mettere sullo stesso piano persone e animali. No, non è proprio corretto, eppure dopo 17 anni di «convivenza felina» dentro di me ho provato un profondo dolore e ancora oggi a tre mesi dalla sua scomparsa, mi assale una melanconia infinita mentre i ricordi legati a Ron (questo era il suo nome) si accavallano nei miei pensieri. Sarà che quando vivi con un animale definito domestico, a lungo andare questo animale diventa parte della famiglia, si realizzano e si instaurano abitudini e modi di vivere in coerenza con l’organizzazione famigliare e noi umani poco alla volta, finiamo con il trattarli come componenti effettivi del proprio nucleo abitativo e così in modo naturale e spontaneo, li nutriamo e ci preoccupiamo di quando non stanno bene e se necessario li portiamo dal veterinario, li curiamo e gli parliamo, li «ascoltiamo» e ad un tratto riusciamo addirittura a percepire nei loro comportamenti, contraccambiare l’affetto che noi proviamo per loro. Ecco, direttore, tutto qui, nessun paragone azzardato quindi tra i dolori che la vita purtroppo ci riserva in relazione ai sentimenti tra umani con quelli verso gli animali, ma le diverse emozioni e i diversi dolori che ho provato con Ron li serberò per sempre, nel profondo del mio animo.
Gippo Comini
Virle T.P.
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