Che valori sportivi insegniamo ai nostri ragazzi?
Penso che i mondiali di calcio in formato basso impero, con Caligola che alza il pollice per graziare il gladiatore espulso e squalificato, abbiano chiarito bene su quali valori si basa lo sport targato Usa. Competizione leale, rispetto dell’avversario, spirito di fratellanza e desiderio di pace sono reperti archeologici della civiltà ellenistica. Oggi lo sport poggia su tre pilastri fondamentali: il dollaro, il dollaro e il dollaro. Con il modello che Usa esportato in Italia, con i nuovi valori che sono le quote societarie. Dopo lo shock Germani mi sembra che abbiamo trascurato l’impatto dirompente che ha avuto sui giovani la fine traumatica di quello che in fondo è stato un bel sogno. Mia nipote ha quindici anni, ha frequentato con onore la prima liceo all’Arnaldo, suona pianoforte e gioca a basket nel Brixia. È brava, seria e non si scoraggia anche se è un po’ carente in altezza. È nella rosa della prima squadra, è pendolare: la mattina si alza prima delle sei (la corriera è alle sei e mezza) e la sera torna dagli allenamenti sempre dopo le dieci. Il fratello ha 13 anni, inizierà la terza media, è stato nella squadra che ha vinto le olimpiadi della Matematica in quinta elementare e quest’anno è stato finalista nella gara individuale. Suona la Viola. Gioca a basket nello Yes e si allena quattro volte la settimana a Gussago o Rodengo (abitiamo a Ome). Mio figlio e mia nuora sono supporter organizzativi delle due squadre e noi quattro nonni facciamo i taxisti e i cuochi. L’amarezza, l’arrabbiatura e gli improperi di questi giorni hanno alla fine sortito qualcosa di positivo: niente rinnovo dell’ abbonamento alle partite dell’Nba (mio nipote conosce i nomi di tutti giocatori) e messa a fuoco dei valori veri: negli sport di squadra conta sì l’attaccamento alla maglia, ma sono più importanti le amicizie nello spogliatoio, gli allenatori e lo staff e davanti a tutto i valori che animano la Società e gli sponsor. Una squadra che non ha radici profonde nel territorio non può che finire al mercato in stile cowboys. Penso che la nuova A2A Leonessa Brescia più che puntare a una promozione lampo dovrebbe seminare e investire sul vivaio. I tifosi... faranno di sicuro il tifo.
Danilo Ravarini
Caro Danilo, giusto temere l’impatto di certe scelte mercantili sui giovani, anche se temiamo più per noi d’una certa età, per i quali il tempo si accorcia e ripartire pare una scalata irta e scivolosa. Ragazzi e ragazze infatti - suoi nipoti in testa, visto i sacrifici fatti - hanno fisico e mente resiliente, sensibile ai sogni e capace di riaccendersi rapidamente, pure dopo la delusione più acuta. Anche perché lo sport questo insegna: crederci, mai mollare. Specialmente con nonni così, taxisti e cuochi a tempo pieno, maestri di attaccamento «alla maglia» (comprese quelle da stirare).
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