Cari giovani, ecco cosa dovreste fare per il Paese
Nell’esprimere il mio pensiero sulle manifestazioni divampate recentemente in Europa, mi rivolgo ai diretti interessati: cari giovani, se volete veramente rivoltare come un calzino un paese in cui, dolosamente, ci si è dimenticati di voi, dovete, in primis, buttare alle ortiche sia il cancerogeno vangelo di Marx, sia i suoi degni corifei: sedicenti intellettuali falliti e livorosi, nemici della società aperta e del capitalismo. Fatto questo primo importante passo, vediamo di analizzare quali dovrebbero essere le vostre richieste. Contrariamente a quanto affermano politicanti da operetta e sindacalisti alla Landini, le pensioni non sono il petrolio del paese: costano troppo. Rappresentano il 15% del Pil e vanno tagliate perché sono una spesa non sostenibile nel medio-lungo termine, pagata anche al prezzo dei vostri salari da fame. Chiedetene il taglio per abbassare il cuneo fiscale. La scuola va sia finanziata, anche attraverso voucher che consentano alle famiglie di scegliere l’istituto a loro più congeniale, sia riformata: lasciate perdere il latino e dedicatevi ad uno studio matto e disperatissimo dell’inglese, della logica e delle materie stem; diversamente, avrete un lavoro precario, uno stipendio da fame e una pensione ridicola. Dovete chiedere di realizzare università fuori dai centri storici, in posti raggiungibili con i mezzi pubblici e in cui sia possibile costruire dei campus dove alloggiare a prezzi più ragionevoli di quelli attuali. Il valore legale del titolo di studio va abolito: la laurea dell’università di Paperopoli non può né deve essere equiparata a quella ottenuta in un istituto di livello. Chiedete meno burocrazia, meno leggi, la riforma della giustizia e il ritorno al nucleare. Dovete pretendere la liberalizzazione dei servizi e delle professioni. L’Italia è ostaggio di corporazioni interessate a preservare i loro privilegi a prescindere dalla qualità della prestazione erogata. Dovete chiedere la riduzione, per non dire l’abolizione, dei sussidi alle imprese, anche a quelle agricole, per finanziare un cospicuo taglio delle tasse, tra cui quello delle accise e dell’Iva sulla benzina, le quali rappresentano il 52% circa del costo del vostro pieno. Dovete chiedere l’azzeramento delle micro imprese improduttive: troppe, inclini a versare al fisco circa il 30% del dovuto e dove si pagano stipendi ridicoli. Da ultimo: leggete Locke, Smith, Hume, Bohm Bawerk, Schumpeter, Mises, Hayek, Friedman, Einaudi e Popper. Votate partiti dell’area centrista: Azione, Ora, i Radicali o il Partito liberaldemocratico, gli unici con proposte sensate. La sinistra e la destra tuteleranno sempre e solo lo status quo. Cari ragazzi, il futuro è nelle vostre mani: l’Italia ha bisogno di una rivoluzione liberista, pacifica ma inesorabile; sta a voi attuarla. Se invece preferirete seguire i deliri fascio-comunisti di quattro populisti da strapazzo, vi aspetterà una vita grama ma, in questo caso, avrete una sola, dolorosa, opzione: biasimare voi stessi.
Giangiacomo Aliprandi
Caro Giangiacomo, apprezziamo l’ardore, meno l’ardire, cogliendo nelle sue parole un vizio che tenta noi stessi: dare buoni consigli non potendo più offrire cattivo esempio. Essendo la nostra gioventù trascorsa da un pezzo, è allettante pensare di orientare le scelte di chi questo dono lo ha tuttora, ma non è così che funziona. Parafrasando J. F. Kennedy, potremmo dire: «Non chiediamo ai giovani cosa possono fare per noi, bensì cosa possiamo noi fare per loro». A cominciare dal rispetto dei pensieri e delle scelte, anche quando sembrano banali o estreme, omologate e in contrasto con ciò che riteniamo buono e giusto. Lasciarli essere ciò che sono insomma, nella loro diversità: questa sì sarebbe una vera rivoluzione liberista. Un abbraccio. P.S. Per non restar nel vago qua sotto aggiungiamo, sullo stesso tema, proprio la lettera di un giovane.
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