Bando delle armi? Meglio una difesa comune europea
In un mondo ideale, tutte le armi andrebbero messe al bando. Chiunque di noi, questo lo sottoscriverebbe subito, ma viviamo nella realtà, non sulla Luna. Da decenni la maggior parte degli Stati ha avuto la forza di vietare le armi chimiche con la Convenzione di Parigi del 1993. Per le armi atomiche, non se ne parla, mentre per le armi convenzionali, fa difetto pure la speranza. Riguardo a ciò, però, c’è anche un’altra realtà che nessuno può ignorare: l’Europa da decenni scarica sulla Nato e sugli Stati Uniti il peso della propria difesa. Ma se domani la Nato esplodesse, con gli Americani decisi ad uscirne e voltare pagina, chi difenderebbe l’Europa? All’orizzonte avremmo due potenze come Cina e Russia che non hanno messo al bando niente, anzi si stanno riarmando fino ai denti. In uno scenario come questo, non si potrebbe dire, ma neppure pensare, di mettere le armi al bando, senza avere un’alternativa possibile di difesa europea. Vorrebbe dire firmare e presentare subito la nostra resa. Perciò, prima costruiamo una difesa europea collettiva ed autonoma, seria, con regole comuni, e poi discutiamo eventualmente su quali armi bandire o togliere di mezzo. Finché noi europei non saremo in grado di difenderci da soli, ogni bando alle armi resterà nel limbo delle belle intenzioni, e dei sogni. Ma i sogni, con Cina e Russia alle porte, non fermano nessuno.
Luigi Andoni
Manerbio
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