Lettere al direttore

Addio caro Peppo, quante cose hai fatto per noi

Sono stato alla messa per ricordare Giuseppe Mazza. Per tutti, semplicemente, il Peppo. Molti lo ricorderanno per il primo negozio di giocattoli di tutta la Valle Sabbia: un luogo che, per ogni bambino degli anni Settanta, era un mondo a parte e luccicante nel centro del paese. Ma il Peppo è stato anche molto altro: tra i fondatori del Basket Gavardo, primo Presidente dei Commercianti di Gavardo, artefice e protagonista del sodalizio delle storiche Botteghe di Gavardo, e vent’anni fa tra coloro che diedero vita alla Pro Loco, che ha seguito praticamente fino alla fine. Il Peppo rappresentava la Gavardo di un tempo. E forse è proprio per questo che, uscendo da quella chiesa, è venuto naturale pensare a quanto oggi si parli di Gavardo non ricordando la sua storia. Gavardo è stata la Fiera alle scuole medie e all’oratorio, con i trattori da una parte e gli scout sull’ingresso di via Dossolo che arrostivano salamine per pagarsi il campo estivo. È stata don Flavio, don Diego, don Francesco, don Oliviero con la sua gatta e i suoi genitori. È Bondone, è l’Alpo, è Sopraponte e il carisma di don Antonio, quando i primi ragazzi di colore venivano accolti in canonica senza bisogno di proclami. Gavardo sono le migliaia di iscritti all’Acr (Azione Cattolica Ragazzi) coi suoi pullman per andare dal Papa. È chi andava all’Isolo a fare il bagno e guardava i più grandi tuffarsi dal ponte. Gavardo sono le 7 domeniche in Polsa, la foto della Comunione dal Buccella, la veste bianca ritirata dalle suore, la prima confessione al monastero. E poi le gite in Faita, il guado da attraversare prima che arrivasse la strada. Cose che non stanno negli archivi, ma nella memoria. A Gavardo, intanto, sono già arrivati i primi carrozzoni della Fiera. E fra non molto inizierà quella che una volta era una piccola campionaria, oggi trasformata in un bel contenitore di libri e presentazioni, con autori di livello nazionale. E forse è proprio lì sulle giostre in piazza Aldo Moro che si capisce ancora cosa sia davvero Gavardo. Certi paesi non si abitano: si portano addosso. Gavardo lo sa ancora, finché ci sono persone che lo ricordano.

Daniele Comini

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