Rendere ciò che di positivo abbiamo più importante di ciò che ci manca

Ci sono sofferenze che ti scuoiano con una forza bruciante e tu, carne viva, puoi solo decidere se farti distruggere da quell’energia o se trascenderla per aprirti all’immensità di Chi sei tu e di Chi sono gli altri. Gianpietro Ghidini scelse la seconda via quando, la notte del 24 novembre 2013, suo figlio morì gettandosi nel fiume sotto l’effetto di una droga allucinogena: Emanuele, detto Ema, aveva solo 16 anni (foto).
Gianpietro, all’indomani, si mise al servizio della Vita e, costituita la Fondazione Ema PesciolinoRosso, partì per incontrare lungo lo Stivale giovani e adulti totalizzando, in 12 anni, 2.450 incontri.
Mi sono chiesta in che modo lo strazio l’avesse plasmato. «Quando ho smesso di combattere il dolore e l’ho accolto come compagno di viaggio - afferma Gianpietro - ho capito che ogni volta che al dolore uniamo l’odio dando spazio alla rabbia, quel dolore diventa il nostro distruttore. Al contrario, se lo accogliamo e diamo spazio all’amore, diventa il nostro istruttore».
Gianpietro era un imprenditore. «Da giovane desideravo fare il missionario ma, dopo la laurea, sono stato morso dalla bestia, cioè dall’idea che il denaro e il successo fossero vie per la felicità», felicità che, rivelatasi effimera, Gianpietro ora ricerca nell’aiutare chi soffre e chi si sta perdendo. Mi racconta alcune tra le numerose testimonianze ricevute: «Abbiamo avuto il caso di una ragazza pugliese che ha gettato la lettera in cui annunciava alla madre il suicidio e ha ripreso a mangiare; di un ragazzo che si stava perdendo nelle canne e ha capito che quella non era la strada, di un altro che si tagliava e ha compreso che il suo dolore poteva diventare la sua forza; di genitori privati di un figlio che mi ringraziano per aver fatto capire loro che si può sopravvivere anche al dolore più grande».
Nonostante la pioggia di ringraziamenti, il padre di Ema è convinto di non aver salvato nessuno perché «ognuno si salva da solo con le proprie scelte. Quello che cerco di fare è provare a riaccendere quella fiammella, chiamata "desiderio di vita", che talvolta si spegne». Per sostenere genitori, figli e chiunque desideri migliorare la propria vita, a partire dal 28 febbraio la Fondazione Ema PesciolinoRosso offrirà incontri gratuiti di crescita (info percorsi.pesciolinorosso.net), sia in presenza a Villanuova sia online.
L’obiettivo è rendere l’educazione e la consapevolezza non un privilegio di pochi, ma un diritto di tutti. Perché partecipare? Per imparare ad ascoltarci, per «riconoscere chi siamo, per scoprire che ciò che conta non è la ricerca della perfezione o del controllo, ma la costruzione della serenità; per dire grazie anche quando ci sono problemi; per ricordarci che ciò che di positivo abbiamo è molto più importante di ciò che ci sembra mancare». Quest’ultima frase di Gianpietro mi si imprime dentro forse perché i pensieri rivolti al passato, che non esiste più, e al futuro, che non esiste ancora, sono la causa del nostro star male in quanto appartenenti a spazi temporali al di fuori del momento presente, l’unico reale. La consapevolezza serve a questo: a ricondurci «n» volte nel qui e ora, il solo frammento che c’è. Che siamo.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
