Esiste un’ingerenza amorevole che fa bene al cuore

Nel 2013, a 70 anni, Megumi Takahashi ha fondato in Giappone l’Associazione Osekkai per diffondere la potenza dei gesti amorevolmente invadenti
Esiste un'ingerenza amorevole che fa bene al cuore
Esiste un'ingerenza amorevole che fa bene al cuore
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Giappone. Seconda Guerra Mondiale. Aveva 10 anni la piccola Megumi Takahashi quando suo padre partì per il fronte. «La guerra si faceva un po’ alla volta sempre più violenta e brutale. Nel frattempo gli aerei americani avevano cominciato a sorvolare i cieli del Giappone (…). La guerra finì nell’agosto 1945. Il Giappone era stato sconfitto. Anche se la guerra era ormai finita, il papà non era ritornato a casa. Era morto in guerra» racconta Megumi in «Ingerenza amorevole» (Stòrigami Editore).

«Megumi-chan, che era ancora piccola, non aveva capito bene cosa fosse veramente la guerra», ma sperava che il silenzio delle armi avrebbe portato il pane a lei e le sue due sorelline. Non successe. Nonostante il lavoro estenuante della madre e i debiti contratti per sfamarle, la fame restava un’ombra costante.

Un giorno un uomo fece irruzione in casa e, spingendo la donna a terra, urlò: «Se non mi restituisci i soldi, ti porto via tutto ciò che hai». Le bimbe scoppiarono a piangere mentre l’uomo strappava dal dito della mamma l’anello ricordo di papà e loro «fissavano impotenti il volto pieno di lacrime della mamma. La cassettiera, i futon, le pentole e le ciotole, tutto era sparito».

Svuotate le stanze, l’individuo se ne andò. Rimaste sole tra le mura spoglie, la madre, sfinita dalla disperazione, mormorò alle figlie: «Ehi! Voi tutte! Perché non andiamo a trovare papà? Tutte insieme, andiamo da papà (…). Si sentì un rumore nei pressi della porta. Andarono a vedere». Infilata sotto l’uscio c’era una lettera. Conteneva poche righe. «Non è vero che tu hai tre figlie belle come il sole? Anche se adesso sono nascoste tra le nuvole, sicuramente arriverà il momento in cui potrà brillare la loro luce. Fino a quel momento, non arrenderti, per favore non mollare, fatti coraggio e continua a vivere». Fu la svolta.

La madre di Megumi chiese perdono alle figlie e scelse la vita. Megumi, che oggi di anni ne ha 83, riconosce in quel messaggio un’ingerenza (Osekkai in giapponese) amorevole: un atto non richiesto che salvò loro l’esistenza. La storia, pubblicata in Europa dall’editore bresciano Stòrigami, racconta come quel seme di intromissione benefica sia germogliato in Megumi spingendola ad agire «osekkaicamente» per il resto della vita. Nel 2013, a 70 anni, Megumi ha fondato in Giappone l’Associazione Osekkai per diffondere la potenza dei gesti amorevolmente invadenti che possono fare la differenza in chi li riceve come in chi li pratica. È semplice, non abbiamo scuse. Un’attenzione gratuita è alla portata di tutti. Diventiamo adorabili impiccioni per far fiorire nel nostro cuore il seme di Osekkai e trasformarlo nel battito costante di un volano invisibile che inondi, con la sua marea di luce, ogni confine d’acqua, di terra e, soprattutto, ogni nostro confine interiore inaridito dall’indifferenza e dall’egoismo. Luce. Portiamo luce agli altri. Basta una gentilezza o una parola per riscoprire la Bellezza nel Quotidiano. Volare. Basta volare leggeri per dispensare petali profumati che, staccatisi dal nostro faro pulsante, possano «osekkaicare» il mondo scoperchiando sorrisi. Il nostro, prima di tutto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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