Il destino non fa sconti (nemmeno al vicino)

Bianca Brotto
A volte la vita pareggia i conti con una precisione quasi beffarda
Il lucernaio dei vicini distrutto dalla grandinata
Il lucernaio dei vicini distrutto dalla grandinata
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Mi chiamo Cristina e credo nella bellezza come forma di rispetto per lo spazio che abito. Curo con amore e dedizione la casa e il giardino della bifamiliare dove vivo. L’unico neo che non mi rappresenta è l’ingresso incolto e trascurato che condivido con i miei vicini. Sono persone gentili e sempre disponibili, Luca e Sara. Negli anni abbiamo costruito un rapporto equilibrato fatto di discrezione e serenità.

Un giorno, stanca di vedere l’entrata disordinata, ho proposto loro di sistemarla dividendo le spese a metà, come da atto notarile. Hanno detto «Sì». Io ho accettato il compromesso dell’asfalto, più economico della pavimentazione, ma il loro «No» in merito alla mia idea di un'aiuola fiorita da realizzare nell’angolo delle erbacce è stato perentorio. «La pago io» ho deciso pur di vedere quel grigio accendersi di vita.

L’ultimo tassello era una griglia di scolo, fondamentale per evitare che il loro garage si allagasse. Costo: 600 euro. «Quella la paghi tu» ha tagliato corto Luca, gelido. Mio marito è scattato, i toni si sono accesi, le parole sono diventate pietre e l’armonia si è spezzata. In un istante. Quella notte non ho chiuso occhio. Quattordici anni di buon vicinato si erano sgretolati sotto i colpi di un orgoglio meschino. Possibile che il denaro valesse più della pace?

All’alba mi sono alzata, sono scesa in cucina e ho preparato un caffè che non sono nemmeno riuscita a bere perché aveva un sapore diverso, più amaro, e non per la miscela, ma per il nodo che mi stringeva la gola. Non appena ho visto aprirsi la finestra accanto, ancora in pigiama sono uscita e ho suonato il campanello. Luca mi ha aperto. Il suo volto era un muro di silenzio. «Dobbiamo parlare» ho esordito. Gli ho ricordato gli scambi di favori, le chiacchierate, le cene e, alla fine, ho proposto di dividere il costo della griglia a metà. La risposta è stata un colpo secco: «No! L’idea di questi lavori è stata tua. Per me poteva restare tutto com’era».

Sara ha cercato di intervenire, ma Luca l’ha fulminata con un’occhiata. In quel momento ho capito: non stavo lottando contro un’ingiustizia, ma contro una guerra. Il groviglio che mi opprimeva il petto si è sciolto e le parole sono fluite leggere: «Va bene. Pago io la griglia ad una condizione: che tutto torni come prima». «Sei la vicina che tutti vorrebbero» ha risposto Luca con un sorriso di sollievo. Mi hanno offerto un caffè. Lo abbiamo bevuto insieme. Era dolce, sapeva di tregua. Rientrata in casa ho placato la furia di mio marito con la determinazione di chi ha scelto la pace al posto della ragione e ho fatto installare la griglia di scolo.

I mesi sono passati sereni fino a un pomeriggio d’estate, quando il cielo si è fatto nero e una grandinata furiosa ha flagellato il quartiere. Noi ne siamo usciti indenni, ma il grande lucernario sul tetto dei vicini è andato in frantumi. Per ripristinarlo hanno speso seicento euro. Sorrido. A volte la vita pareggia i conti con una precisione quasi beffarda e oggi mi chiedo se anche Luca, guardando quel vetro nuovo, senta lo stesso brivido che percorre me: quello di chi ha compreso che, in un modo o nell’altro, tutto torna indietro. Sempre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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