Aspettiamo sempre qualcosa, forse nulla

Se n’è andato improvvisamente Luigi Lucchi: di lui resta l’insegnamento, che invita ad aspirare alla serenità e a essere ottimisti
«Abbiamo perso la meraviglia per le cose semplici», sosteneva Luigi - Foto Unsplash © www.giornaledibrescia.it
«Abbiamo perso la meraviglia per le cose semplici», sosteneva Luigi - Foto Unsplash © www.giornaledibrescia.it
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Forse se lo sentiva, Luigi Lucchi, che non ci sarebbe arrivato a questo Natale per lui un po’ triste. Sarebbe stato infatti, dopo 15 anni, il primo da ex sindaco di Berceto. Niente consueta Ordinanza natalizia: «Guardate tutto il Bello che c’è nelle persone! Riempite di gioia tutti quelli che incontrate». Niente lettera ai suoi compaesani con parole che trasudavano vicinanza, valori e affetto. In una delle ultime concludeva dicendo: «Voglio bene ad ognuno di Voi. Se così non fosse non potrei fare il Sindaco e neppure provare già dolore per non poterlo più fare tra qualche anno».

Mi chiedo se sia stato il presentimento della morte imminente, due settimane fa, a fargli implorare il Papa affinché riunisse i capi religiosi del mondo per parlare di pace e, lo scorso martedì 26 novembre, poco prima di venir trovato riverso sul pavimento della canonica dove abitava, a fargli scrivere il post testamentario su Facebook che recita: «Tutta la mia vita, ancora adesso, s’è appoggiata e si poggia sul fatto che in tanti mi hanno voluto e mi vogliono bene. Si poggia su cose imparate da mio padre, mia madre… non avercela con nessuno, parlare con tutti, non usare mai la cattiveria, perdonare sempre… e si poggia sul monito dello zio: Luigi, se puoi aiuta tutti, ma in cambio non pretendere neppure un caffè».

Da tempo afflitto da problemi respiratori, se n’è andato all’improvviso, Luigi, noto ai più per le sue originali quanto irriverenti iniziative volte a proteggere l’amato borgo dell’Appennino Parmense quali, per citarne alcune, il funerale e la tomba di Paperon dei Paperoni, il gemellaggio con i Sioux, l’invito a re Carlo per aiutarlo a tutelare la sua terra, la protesta al Quirinale (voleva restare in mutande e fascia tricolore) contro la nuova tassa sui rifiuti etc… ma, personalmente, quel che di lui mi porto dentro è la sua indimenticabile umanità, il suo desiderio di preservare la Comunità «da tanti dolori non necessari. Vorrei che restassero i dolori verso i quali, purtroppo, non possiamo fare nulla: la morte, una malattia grave, un innamoramento non corrisposto».

Sono onorata di aver conosciuto un Sindaco capace di scoperchiare il cuore, un uomo che, dall’Ovunque dove è, ci ricorda che, in questi giorni, «le preoccupazioni per un attimo si dissolvono perché è Natale. Possiamo essere dissacranti, aver lasciato crescere il lungo pelo sullo stomaco regredendo verso la bestia, ma il Natale non lascia indifferenti».

L’unico augurio veramente utile, diceva, è di far tesoro «dell’accresciuta gioia» di questi giorni per far fiorire in noi «la spiritualità. Siamo sradicati. Aspettiamo sempre qualcosa, ma in realtà non aspettiamo niente. Non crediamo più, non immaginiamo più che possa accadere qualcosa di significativo che cambi il corso della nostra vita. Abbiamo perso la meraviglia per le cose semplici e il senso del mistero dei nostri avi che con semplicità, e non solo a Natale, cercavano un Principio superiore». Trovare un ideale, aspirare alla serenità, essere ottimisti, andare oltre la materialità, non perdere mai la speranza, continuare a sognare. Cercare Dio. Grazie Luigi! Non potevi trovare parole migliori per questo nostro Natale.

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