I ristoranti aperti a pranzo anche a Natale e Capodanno, il coprifuoco alle 22 e il divieto di cenoni negli alberghi il 31 dicembre. E ancora, il divieto di spostarsi da una Regione all'altra se non per lavoro o salute, per raggiungere la residenza o per «necessità», autocertificate, come quella di «assistere un genitore solo». Il divieto di uscire dal proprio Comune il 25 e 26 dicembre. E la raccomandazione a non sedersi a tavola, anche dentro casa, nelle festività con persone non conviventi.
Sarà un decreto del presidente del Consiglio, tra qualche ora, a segnare i confini di quello che Roberto Speranza annuncia al Parlamento come un Natale «diverso dagli altri». La linea dura del governo è acclarata: dal 21 dicembre al 7 gennaio (ma le date potrebbero ancora variare) limitazione degli spostamenti e «lotta» agli assembramenti, a partire dalla chiusura delle piste da sci. Ma non tutto è deciso, a partire dalla scuola. E su quanto debba essere davvero dura in concreto la linea, va in scena fino all'ultimo un durissimo braccio di ferro.
Il Dpcm che Conte dovrebbe firmare stasera, dopo presentazione in conferenza stampa, dovrebbe durare fino al 7 gennaio, ma potrebbe essere esteso, spiega il ministro Francesco Boccia, «anche a un giorno o una settimana dopo». Si deciderà dopo un nuovo confronto con le Regioni, alle quali la bozza del testo dovrebbe essere stata inviata nella notte per ricevere poi i loro rilievi.
Il dibattito promette di proseguire in Consiglio dei ministri ma la linea dura è decisa: anche Conte, dopo aver espresso dubbi su specifiche misure, sceglie di non derogare almeno sul fattore più rischioso, lo spostamento tra Regioni, anche se gialle. Dunque dovrebbero resistere poche, limitate deroghe: dal 21 dicembre non ci si potrà muovere per raggiungere le seconde case. Ma i dettagli da definire sono ancora molti: quante persone far sedere a tavola? C'è l'ipotesi di raccomandare un massimo di dieci. Consentire di muoversi a chi abbia solo il domicilio? Quando far tornare i ragazzi a scuola? Ancora una manciata di ore per trattare.



