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WEST NILE

Triplicati i casi di Febbre del Nilo, 13 vittime in Italia


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6 set 2018, 08:47

La zanzara tasmette la malattia - © www.giornaledibrescia.it

Complice una stagione particolarmente calda e umida, l’estate del 2018 ha visto in Europa un vero e proprio boom di infezioni da febbre del Nilo occidentale. Il numero dei casi, rispetto all’anno scorso, è stato insolitamente alto ed è più che triplicato arrivando a quota 975, di cui 710 nell’Unione europea e 265 negli Stati vicini.

In testa c’è l’Italia, con 327 casi (di cui alcuni anche a Brescia), come segnala il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc). Dopo l’Italia, il maggior numero di infezioni confermate si è avuto in Serbia (213) seguita dalla Grecia (147) e Romania (117); a distanza, con meno di 50 casi da Israele, Francia, Austria, e poche unità in Croazia, Kosovo e Slovenia.

Le vittime sono state in totale 63, distribuite tra Serbia (21), Grecia (16), Italia (13), Romania (12) e Kosovo (1) e, rispetto ai sei anni precedenti, la proporzione dei casi mortali non è aumentata, rileva l’Ecdc. In confronto al 2017, rileva l’Ecdc, i casi complessivi di infezione sono aumentati di 3,4 volte, e quella di quest’anno è indubbiamente una delle stagioni più intense degli ultimi anni: quella del 2010, che era stata l’ultima forte, ne aveva avuti 393.

Lo conferma anche l’epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità Gianni Rezza. «Quella di quest’anno è stata una stagione molto intensa. È iniziata precocemente a luglio, quando di solito abbiamo picchi ad agosto e settembre». Probabilmente, osserva, «il caldo umido, accompagnato dalle frequenti piogge, ha creato un terreno favorevole per la crescita delle zanzare».

L’infezione è tornata nelle zone in cui era già endemica, cioè Emilia Romagna e Veneto, oltre alla Sardegna, dove però i focolai sono stati più piccoli rispetto alla Pianura Padana. Undici le morti in Emilia, concentrate nel ferrarese, e una sospetta in Veneto. «La novità è l’estensione verso Ovest - prosegue Rezza - cioè verso la Lombardia, parte del Piemonte e Liguria, anche se la zona più colpita rimane comunque la Pianura Padana orientale».

 

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