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Italia ed Estero

L'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Perché è importante testare gli asintomatici


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27 ott 2020, 22:16
Una donna sottoposta a tampone - Foto Ansa/Nicola Fossella © www.giornaledibrescia.it

Una donna sottoposta a tampone - Foto Ansa/Nicola Fossella © www.giornaledibrescia.it

Aumenta il numero delle persone positive al Sars-Cov-2 asintomatiche rilevate dai tamponi grazie al contact-tracing, ma la crescita esponenziale dei casi di Covid nelle ultime settimane ha ormai messo in crisi il sistema del tracciamento sollevando dubbi sulle strategie da adottare.

Se le Regioni chiedono dunque di riservare ora i tamponi molecolari ai soggetti sintomatici, per alleggerire il peso a carico dei servizi territoriali, il Comitato tecnico scientifico conferma invece la linea dei tamponi agli asintomatici, ma non mancano posizioni diverse.

Di certo la quota di asintomatici è rilevante. Sono «in aumento e questo è un elemento cui porre attenzione», ha rilevato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro. L'aumento è dovuto al maggior numero di tamponi effettuati sui contatti e per le attività di screening (ad esempio prima di un interventi chirurgico in ospedale) rispetto all'inizio della pandemia.

Ma è verosimile che «oltre l'80% di tutti coloro che contraggono l'infezione siano asintomatici o paucisintomatici», spiega Flavia Riccardo dell'Iss, sottolineando al contempo come sia cresciuto il numero di asintomatici rispetto ai mesi iniziali dell'epidemia: sono il 56,5% sul totale dei test molecolari effettuati nel periodo 20 luglio-20 ottobre. La percentuale era invece pari al 15,1% nei primi tre mesi dell'epidemia (20 febbraio- 20 maggio).

 

 

E ancora: una ragione di allerta sta anche nel fatto che il 20% delle persone infette sono superdiffusori e sono responsabili del «70-80% delle infezioni complessive; ma all'interno di questo 20% di superdiffusori del virus, la grande maggioranza è rappresentata proprio da soggetti asintomatici», rileva l'immuno-virologo Guido Poli, presidente del Patto Trasversale per la Scienza.

Individuare questa categoria è quindi fondamentale ed una valida strategia in tal senso, secondo Poli, è procedere a dei lockdown «chirurgici», ovvero a contenimenti mirati di zone dove i dati indicano una diffusione dell'infezione superiore alla media nazionale, come fatto agli inizi dell'epidemia ad esempio a Codogno e Vo. Ma come individuare gli asintomatici resta un elemento di discussione.

A questo proposito, fonti qualificate del Cts affermano che né il ministro della Salute né il Comitato tecnico scientifico hanno messo in discussione, almeno fino ad oggi, la necessità di effettuare tamponi ai soggetti asintomatici, ricordando che la la circolare dell'11 ottobre scorso firmata dal direttore della prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza indica esplicitamente anche gli asintomatici.

La circolare distingue tra casi e contatti asintomatici, e per i primi prevede una quarantena di 10 giorni seguita da tampone negativo per il rientro in comunità. Tuttavia, fare i tamponi solo ai sintomatici «non credo che sia una resa, ma potrebbe essere un necessario e temporaneo cambio di strategia», ha puntualizzato Luca Richeldi, pneumolgo e componente del Cts, commentando l'allarme di un gruppo di fisici della Sapienza che ha definito una «resa» l'ipotesi di riformare il contact tracing, avanzata appunto dalle regioni.

I sintomatici, ha spiegato, «sono quelli che hanno più necessità di essere diagnosticati per due motivi: il primo è che devono essere curati, il secondo è che vanno isolati perché sappiamo che hanno probabilmente le cariche virali più alte». Insomma, «una persona che starnutisce, tossice e ha febbre, ha una diffusione del virus alle persone circostanti più elevata», ha aggiunto.

 

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