Prima il ministro per la Brexit, David Davis, e il sottosegretario Steve Baker. Ora anche il ministro degli Esteri Boris Johnson: il governo inglese guidato da Theresa May continua a perdere pezzi.
La terza dimissione in ventinquattro ore è legata alla scelta della premier di trattare con l’Europa per una Brexit soft.
L’ala più euroscettica del Partito Conservatore si muove dunque compatta contro un negoziato conciliante: sembra ormai partito l’effetto domino temuto dopo il passo indietro di Davis, in grado di mettere in crisi l’esecutivo May.



