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AstraZeneca in Europa: la mappa degli stop e dei limiti


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11 giu 2021, 06:00
AstraZeneca -  © www.giornaledibrescia.it

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I Paesi europei continuano a procedere in ordine sparso riguardo al vaccino Astrazeneca alias Vaxzevria, modificando anche nel tempo le indicazioni d'uso tra stop, sospensioni temporanee e limiti di età, mentre l'Agenzia europea del farmaco (Ema), pur precisando che studi sono ancora in corso, continua a sostenere che i benefici del vaccino superano i rischi, almeno per tutti gli adulti. Secondo l'ultima analisi del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), agenzia dell'Ue, sono 15 i Paesi europei che, a seguito dei rari ma fatali esiti di alcuni eventi trombolitici specie su giovani donne, hanno consigliato precisi limiti di età per la somministrazione.

Tra questi la Germania e l'Olanda che, ad oggi, ne consigliano l'uso per le persone sopra i 60 anni. In Francia e Belgio la soglia è fissata a 55, ma Bruxelles ha promesso una verifica a breve. In Finlandia e Svezia, il limite è a 65 anni. Altri 12 Paesi, tra cui Polonia e Croazia, non hanno posto limiti preferendo seguire alla lettera le indicazioni dell'Ema, che ne raccomanda l'uso sopra i 18 anni, con alcune eccezioni legate al proprio fascicolo sanitario o al rischio di eventi tromboembolici e alle donne in gravidanza.

Diciannove Paesi raccomandano di effettuare la seconda dose con lo stesso vaccino mentre 5, per la seconda iniezione, consigliano un vaccino mRna. Tre Paesi europei, Norvegia, Danimarca e più recentemente l'Austria, lo hanno invece escluso definitivamente dalla loro campagna vaccinale, ma il governo di Copenhagen, a fronte dei ritardi sulla tabella di marcia, ha chiesto alle autorità sanitarie di riconsiderare lo stop.

La Spagna ha deciso di somministrare Vaxzevria solo ai nati tra il 1952 e il 1961 (60-69 anni), mentre il Regno Unito, che di Astrazeneca ha fatto l'uso più estensivo, ora ne sconsiglia l'uso per chi ha meno di 30 anni e offre alternative anche agli under 40. Stessa soglia in Grecia, alle prese tra l'altro con la necessità di immunizzare migliaia di profughi. Quello dell'utilizzo sui giovani è l'interrogativo del momento in Europa, che ha fretta di completare l'attuazione delle sue strategie di controllo epidemiologico del virus. Dopo l'ultimo parere dell'Ema sul farmaco, la commissaria Ue alla Salute Kyriakides aveva chiesto agli Stati membri di «parlare con una sola voce». Ma quell'appello è caduto nel vuoto. 

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