Quando Maksym si avvicina per prendere la sua zuppa sorride e fa «ciao» con la manina. Saltella allegro. E finchè lo sguardo non si sovrappone come un fermo immagine sul nostro, per un attimo la sensazione di sollievo è che sì, forse la spensieratezza dei suoi quattro anni e mezzo gli ha fatto in parte da salvagente all’orrore. Bastano sei secondi per cambiare idea: che negli occhi abbia stampata la guerra si capisce dall’abisso che traduce su un foglio, con la complicità di tre pastelli che si è portato appresso per chilometri, come un tesoro prezioso. Verde, nero e rosso. Sono gli unici colori che gli servono per abbozzare un elicottero color militare, una nube oscura e sagome insanguinate in fuga: «Io da grande voglio guidare questo, non voglio essere più da quest’altra parte, a correre. Voglio essere quello forte e proteggere i miei amici». Eccola, la guerra a quattro anni e mezzo.





