Uno zainetto accanto alla porta, con l’occorrente per «sopravvivere» due giorni (barrette, acqua, medicinali d’emergenza, coperta termica), da afferrare al volo prima di lasciare l’abitazione, tra le scosse di terremoto. «Questa volta non ce n’è stato bisogno, la scossa l’abbiamo avvertita anche qui a Tokyo, ma l’allarme non è scattato. L’epicentro era a 500 chilometri da qui». A parlare è Maria, bresciana che in questi giorni si trova nella capitale del Giappone, dove si reca periodicamente. «Qui siamo abituati alle scosse, e anche oggi pomeriggio (ieri, ndr) non ci ho fatto particolarmente caso, anche se abitando al sesto piano l’ho avvertita. Solo verificando sul sito che registra i terremoti, l’equivalente dell’italiano Ingv, ho poi scoperto che si era trattato di due scosse distinte e ravvicinate, una del 5° e l’altra del 7° grado e mezzo, e che era scattato l’allarme tsunami».
Sul canale NHK, che ha subito avviato il collegamento in diretta con le immagini dal distretto di Ishikawa, Maria ha seguito l’evolversi della situazione. «Ho visto l’asfalto sollevato, gli incendi dovuti alla rottura delle tubature del gas, che è molto usato qui in Giappone. Ho visto la gente per strada, ho immaginato la situazione. Il terremoto è avvenuto alle 16 del pomeriggio, mezz’ora prima del tramonto, e i soccorsi sono partiti col buio. La gente è scappata dalle case, e so per esperienza che nella concitazione non è facile ricordarsi di prendere lo zainetto. Si esce con gli abiti da casa, pensando a mettere in salvo sé, i figli, le persone più fragili».




