Italia e Estero

Terremoto, la bresciana in Giappone con lo zainetto accanto alla porta

Maria si reca periodicamente a Tokyo: «L'abbiamo avvertita anche qui, ma l'epicentro è lontano e l'allarme non è scattato»
Giovanna Capretti

Giovanna Capretti

Vicecaposervizio

Il terremoto del 1° gennaio in Giappone - Foto Yomiuri Shimbun/Afp/Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il terremoto del 1° gennaio in Giappone - Foto Yomiuri Shimbun/Afp/Ansa © www.giornaledibrescia.it

Uno zainetto accanto alla porta, con l’occorrente per «sopravvivere» due giorni (barrette, acqua, medicinali d’emergenza, coperta termica), da afferrare al volo prima di lasciare l’abitazione, tra le scosse di terremoto. «Questa volta non ce n’è stato bisogno, la scossa l’abbiamo avvertita anche qui a Tokyo, ma l’allarme non è scattato. L’epicentro era a 500 chilometri da qui». A parlare è Maria, bresciana che in questi giorni si trova nella capitale del Giappone, dove si reca periodicamente. «Qui siamo abituati alle scosse, e anche oggi pomeriggio (ieri, ndr) non ci ho fatto particolarmente caso, anche se abitando al sesto piano l’ho avvertita. Solo verificando sul sito che registra i terremoti, l’equivalente dell’italiano Ingv, ho poi scoperto che si era trattato di due scosse distinte e ravvicinate, una del 5° e l’altra del 7° grado e mezzo, e che era scattato l’allarme tsunami».

Sul canale NHK, che ha subito avviato il collegamento in diretta con le immagini dal distretto di Ishikawa, Maria ha seguito l’evolversi della situazione. «Ho visto l’asfalto sollevato, gli incendi dovuti alla rottura delle tubature del gas, che è molto usato qui in Giappone. Ho visto la gente per strada, ho immaginato la situazione. Il terremoto è avvenuto alle 16 del pomeriggio, mezz’ora prima del tramonto, e i soccorsi sono partiti col buio. La gente è scappata dalle case, e so per esperienza che nella concitazione non è facile ricordarsi di prendere lo zainetto. Si esce con gli abiti da casa, pensando a mettere in salvo sé, i figli, le persone più fragili».

A Tokyo Maria si sente tranquilla («qui il livello d’allarme dichiarato è due, a Ishikawa hanno decretato livello sette») così come sa che gli edifici nella metropoli sono costruiti per resistere alle scosse («ogni venti o trent’anni vengono demoliti e ricostruiti con criteri aggiornati, più a rischio sono gli edifici bassi più antichi») ed è altrettanto sicura che presto scatterà la corsa alla solidarietà: «I giapponesi come popolo sentono molto l’unità nazionale, e si preoccupano per chi è in pericolo o è sfollato, anche in zone distanti. In molti partiranno come volontari, appena sarà possibile, per portare soccorso alle persone rimaste senza casa».

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