E pensare che solo fino a una manciata di giorni fa c’era chi scommetteva che Attilio Fontana non avrebbe toccato una virgola senza il benestare di Fratelli d’Italia. Altro che commissariamento del presidente e altre voci che, come venticelli, soffiavano lungo i trecento metri che separano la casa del Consiglio regionale, in via Fabio Filzi, e il quartier generale della Giunta a Palazzo Lombardia: col suo incedere quasi dimesso, nel bel mezzo del (quasi anestetizzante) discorso programmatico durante il quale è stata sfoderata la semantica da cavallo di battaglia («eccellenza», «collante», «locomotiva», «ma anche», «semplificazione»), il presidente quel punto lo ha scandito per bene.
Infilandosi in un’insenatura di silenzio totale dell’Aula ha ritmato: «Questa sarà la legislatura dell’Autonomia, il più importante dei nostri impegni, attesa dal 2017». Neanche il tempo di finire la frase, che - complice l’uscita di scena del plexiglass, segno dell’addio alla pandemia - tra i banchi di FdI sono comparse le espressioni tipiche di chi inizia a sentire un’infelicità vicina.



