MILANO, 20 LUG - Si erano conosciute in una comunità per ragazze difficili. Il loro legame era diventato così forte che la più piccola, 17 anni appena, aveva un grande desiderio: farsi tatuare sul braccio il nome dell'amica da poco maggiorenne. Un desiderio che si è trasformato in un incubo per via di un uomo, incrociato a Milano nella primavera dell'anno scorso, che, spacciandosi per tatuatore, le ha adescate, promettendo di incidere sulla pelle quel simbolo di amicizia. Invece le ha portate in un casolare dell'hinterland, le ha sequestrate e, puntando il coltello alla gola di una delle due, le ha violentate. Per questo, oggi, il gup milanese Cristian Mariani ha condannato, con rito abbreviato, a 10 anni di carcere un tunisino di 33 anni e ha riconosciuto una provvisionale di 25 mila euro per ciascuna delle due vittime. L'imputato, arrestato in Spagna e ora a San Vittore, subito dopo la lettura del dispositivo, ha alzato la voce in aula e fuori dall'aula: ha protestato per la pena ritenuta severa e, un po' in arabo e un po' in italiano, ha gridato che per lui "è la morte". Il giudice che ha accolto la ricostruzione dell'ex pm, da pochi giorni alla Procura Europea, Maurizio Ascione, ha, però, applicato una riduzione di quattro anni rispetto alla richiesta di condanna per via di una valutazione diversa delle aggravanti contestate e si è preso 60 giorni per il deposito delle motivazioni. I legali di parte civile, Giuseppe Stancanelli ed Andrea De Vincentis, hanno invece parlato di "una condanna doverosa per fatti odiosi sui quali le ragazze hanno dato una versione precisa e concordante". Da quanto ricostruito, le due ragazze si erano conosciute in una struttura protetta. La più grande, con un carattere deciso, aveva riscosso l'ammirazione dell'altra e ne era nata un'amicizia che non si è spezzata nemmeno quando, prima del loro incubo, sono state divise. La più piccola voleva assolutamente farsi tatuare sul braccio il nome dell'amica. La quale, nel frattempo uscita dalla comunità per via di un percorso di recupero che si è concluso pochi giorni fa con un diploma di scuola superiore e un lavoro, era stata agganciata da un tunisino. Lo aveva incontrato in zona Città Studi, dove lei viveva, e aveva creduto davvero che fosse un tatuatore e che poteva esaudire il desiderio dell'amica per un compenso sostenibile per le loro tasche. Il 25 marzo, giorno dell'appuntamento, lui le ha invitate a seguirlo fino a un casolare semi abbandonato nella campagna vicino a Segrate dove le ha sequestrate per qualche ora e violentate. A salvarle un coinquilino dell'immigrato che, resosi conto della gravità della situazione, le ha liberate. L'imputato, di cui la più grande ha fornito agli investigatori il numero di cellulare, è stato rintracciato e arrestato tramite un mandato di arresto europeo in Spagna. L'uomo, nel dare la sua versione, si è contraddetto ed è risultato quindi poco credibile. Oggi la sentenza di primo grado con la condanna a 10 anni.
Le adesca promettendo un tatuaggio e le violenta, condannato a 10 anni
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...



