Italia e Estero

Difende l'amico da un'aggressione omofoba e viene presa a pugni

BOLOGNA, 19 GIU - Un amico, con cui rientrava a casa su un bus notturno dopo la serata di lavoro in un bar, è stato preso di mira da un gruppo di ragazzini con frasi e insulti omofobi. Quando lei è intervenuta per difenderlo, uno l'ha colpita con un pugno in faccia che le ha fratturato il naso. L'episodio, avvenuto nella notte fra venerdì e sabato scorsi in zona Saragozza a Bologna, è stato raccontato in una intervista all'emittente E'tv dai due giovani che hanno subìto l'aggressione, entrambi sui 30 anni. "Gli ho solo detto: Vedi che chiamo tua mamma così ti sculaccia, perché erano obiettivamente dei ragazzini. Lui non aspettava altro che una sorta di provocazione e da lì mi è arrivato il cazzotto" spiega la ragazza, che l'indomani è andata al pronto soccorso e ha ricevuto 20 giorni di prognosi. "Ma non voglio che l'attenzione vada sul pugno, perchè il problema sta alla base - ha aggiunto- al fatto che con questa arroganza, con questa prepotenza certe persone continuano a pensare di poter fare quello che vogliono con la vita degli altri, con la personalità degli altri." L'amico, bersaglio degli insulti omofobi, nell'intervista descrive il gruppo come 'classici maranza', una decina, vestiti di nero, canotta e pantaloncino corto, tutti con lo stesso taglio. "Hanno iniziato chiedendomi: Che razza sei, che razza sei? Io ho fatto il finto tonto e ho risposto: Sono italiano, perché? Ma avevo capito benissimo dove volevano arrivare - prosegue - forse pensavano che fossi una ragazza trans perché mi dicevano: Se hai il capello lungo e lo smalto, perché hai la barba? Quindi sono arrivati gli insulti: 'Fr... di m... a me, pu... a lei, le classiche cose proprio da farsi grossi. Non è normale che delle persone non possano tornare a casa da lavoro in tranquillità, questo è veramente orribile e noi ci sentiamo in pericolo tutti i giorni." Dopo il cazzotto, che ha fatto perdere molto sangue alla ragazza, sono intervenuti i carabinieri e sono state avviate indagini per identificare il gruppetto. I due amici raccontano inoltre che a bordo del bus nessuno è intervenuto il loro aiuto, tranne alcune ragazze e un ragazzo che ha dato i documenti per testimoniare in caso di bisogno. "Gli uomini adulti presenti stavano al telefono e hanno completamente ignorato la situazione."

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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