- GENOVA, 07 MAG - Si sono costituiti parte civile nell'udienza preliminare davanti alla giudice Carla Pastorini e hanno chiesto complessivamente un milione di euro di risarcimento i familiari di Amir Dhouiou detenuto di 21 anni che si era tolto la vita il 4 dicembre 2024 nella sezione di 'Grande Sorveglianza Custodiale' del carcere di Genova Marassi. Per la sua morte la pm Gabriella Dotto ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo per due agenti della penitenziaria che avrebbero dovuto sorvegliarlo. I parenti del giovane, tramite gli avvocati Celeste Pallini, Umberto Pruzzo e Lina Armonia, hanno anche chiesto la citazione del ministero della Giustizia come responsabile civile. Dhouiou aveva problemi psichici e in passato aveva già tentato il suicidio. Anche quel giorno era in stato di grande agitazione psicomotoria e per questo uno specifico ordine di servizio prevedeva l'ingresso in cella ogni 15 minuti e il monitoraggio continuo dell'unica telecamera di sorveglianza funzionante, quella del bagno della cella. E proprio lì il giovane si era impiccato con un lenzuolo alle 16.13 del pomeriggio, dopo un primo tentativo fallito due minuti prima. Un agente era entrato nella cella alle 16, insieme a un infermiere che aveva somministrato la terapia al detenuto. Poi più nulla. La scoperta del decesso era stata fatta solo alle 17. I due, assistiti dagli avvocati Eleonora Rocca e Sergio Musacchio, si sono sempre difesi dicendo di essere stati impegnati in un altro intervento che gli avrebbe impedito di effettuare il giro di controllo e di guardare le telecamere. L'udienza è stata rinviata al 2 luglio.
Detenuto suicida in carcere, i parenti chiedono un milione di risarcimento

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