Sulla cima di una montagna di ottomila metri si porta sempre nello zaino un grande carico di incertezze, di paure e di fatiche. Qualche volta, ed è il caso che raccontiamo, si porta anche il bagaglio leggero e vitale di un’amicizia che accompagna, e di una storia che assieme alle montagne vuole dare risalto al profilo di alpinisti che sono prima di tutto uomini.
L’impresa
Pochi giorni fa la vetta himalayana del Nanga Parbat, che con i suoi 8.126 metri di altezza rappresenta la nona montagna più alta della terra, è stata raggiunta da una spedizione italiana partita dalla Valle d’Aosta, alla quale si è aggregato un alpinista peruviano. Cesar Rosales, questo è il suo nome, è un ragazzo che si è formato all’interno della scuola «Don Bosco en Los Andes», fondata dal missionario Padre Ugo De Censi con la collaborazione dei volontari dell’Operazione Mato Grosso, e supportata da varie sezioni del Club Alpino Italiano che hanno sempre visto in prima fila quelle di Brescia e della Valle Camonica. Del gruppo di formatori esperti fanno parte guide alpine e alpinisti di fama, tra i quali ad esempio, dalla nostra provincia, Franco Michieli e Valerio Gardoni.



