Italia e Estero

Angeli del fango bresciani nelle Marche tra ponti e dispersi

Di notte a rimuovere tronchi da un viadotto, poi i Vigili del fuoco a Barbara per le ricerche del bimbo
  • I Vigli del fuoco bresciani in azione nelle Marche
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Dal Misa al Nevola. Da un ponte sotto al quale enormi tronchi ostruivano il deflusso del fiume che sommerso Senigallia ai gorghi del corso d’acqua che tra Barbara e Castelleone di Suasa ha strappato il piccolo Mattia dalle braccia della mamma (ne scriviamo a lato).

É la geografia minima delle ultime 24 ore vissute in terra marchigiana dai cinque vigili del fuoco bresciani partiti assieme a quattro colleghi di Mantova per prestare aiuto alla popolazione colpita dall’impressionante ondata di maltempo. Il gruppo di specialisti di soccorso in ambiente fluviale ha operato quasi ininterrottamente dalle 2 della notte tra giovedì e venerdì, prima per soccorrere chi era bloccato in casa da fiumi di fango, poi per rimediare ai guasti causati dalla furia dell’acqua.

«Abbiamo dormito un’ora e mezza in tutto» conferma al telefono il caposquadra esperto Pino Raneri che coordina il gruppo di pompieri partito da Brescia. La prima notte è servita a rimuovere i detriti accumulatisi sotto un viadotto stradale e ferroviario che minacciavano di trasformarlo in una diga. Dalle 20 alle 2, bloccato il traffico di veicoli e treni, i pompieri bresciani hanno operato sospesi al braccio di un’autogrù sopra le acque gonfie del Misa, per mettere il viadotto al sicuro.

Il racconto delle ultime ore, poi, è segnato dalla pioggia che ha ripreso a cadere. Ancora una volta con violenza: «Da Senigallia - dove i pompieri della Leonessa avevano fra l’altro tratto in salvo una 85enne intrappolata e semisommersa nella propria casa, ndr - ci siamo spostati a Barbara per le ricerche del piccolo Mattia. Stavamo partendo dal punto zero, quello in cui la mamma e il bimbo sono stati travolti dal Nevola, quando la situazione è precipitata. É arrivato l’ordine di sospendere perché con la pioggia stavano cadendo rami, alberi, detriti». Con il loro gommone i vigili bresciani hanno dovuto abbandonare il fiume.

«In attesa di poter riprendere le ricerche abbiamo accompagnato degli allevatori nelle stalle isolate perchè potessero dar da mangiare al bestiame affamato» continua Raneri. Poi alle 17 e fino a tarda sera di nuovo al lavoro per cercare Mattia. Senza esito. Ma gli sforzi riprenderanno all’alba, fino all’arrivo dei colleghi di Varese che domani daranno il cambio ai bresciani dopo tre giornate nell’inferno d’acqua che ha seminato morte e paura.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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