In poche parole

L’economia al collasso e l’esempio di Roma antica

Nel periodo di massima espansione dell’Impero Romano la fine della guerra causò una crisi: oggi a farlo è l’inizio di un conflitto
«Roma antica» di Giovanni Paolo Pannini, Staatsgalerie di Stuttgart
«Roma antica» di Giovanni Paolo Pannini, Staatsgalerie di Stuttgart
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C’è stato un tempo nel quale la fine della guerra causò una crisi economica. E fu proprio nel periodo di massima espansione dell’Impero Romano. Non c’era più nulla da conquistare e all’improvviso si interruppe il flusso di bottini e terre. Il blocco dei mercati internazionali – si direbbe oggi – causò per Roma una carenza di merci che innescò una vertiginosa inflazione. A peggiorare la crisi furono gli imperatori, che svalutarono la moneta.

Duemila anni dopo non è la fine ma l’inizio di una guerra a innescare un vortice analogo. Tutto si gioca su un collo di bottiglia che ora chiunque conosce: Hormuz. Qui c’erano centotrenta transiti al giorno: portavano a un’Europa ignara pezzi della quotidianità. I transiti sono diventati quattro, poi zero. E mentre torna lo spettro dell’emergenza Covid, si è palesato il paradosso strategico.

Per decenni, la minaccia iraniana su Hormuz è stata un asset geopolitico. Teheran guadagnava dal fatto che il mondo vi organizzasse i flussi energetici. Generava leva diplomatica, cautela occidentale, spazio di manovra. Ma quando la minaccia è stata palese, ha innescato il meccanismo della propria obsolescenza. E ora ci guardiamo indietro, tra l’inflazione e il peso della dipendenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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