La Flotilla naviga in acque torbide

Se il Mediterraneo racchiude il nostro mondo le sue acque non sono mai state così torbide. Nemmeno quando Ulisse finì nella terra dei Lotofagi, nemmeno quando quel mare si è fatto cimitero degli esuli. È lì che ora si scontrano visioni del mondo sull’altro, idee di presente e di futuro, posizioni sulla crisi mediorientale. Che stavolta non sono bianche o nere. È tutto in scala di grigi.
Non è un caso che la Global Sumud Flotilla, la missione che sta portando aiuti ai palestinesi, a quattro giorni di navigazione dalle coste abbia perso qualche pezzo. Come per le manifestazioni pro-Pal, c’entra il metodo. Venti persone, di cui la metà italiane, hanno abbondato la missione. C’è chi ha paura di attacchi e chi teme la forzatura del blocco navale israeliano. Se l’idea iniziale era quella di arrivare a ridosso delle acque internazionali per poi arrendersi all’Idf, ora si rischia una risposta violenta.
Di attacchi alla Flotilla ce ne sono già stati e i rapporti con Tel Aviv sono peggiorati. In mezzo ci sono stati i niet all’appello di Mattarella e la ricerca di percorsi alternativi. Tra rischi di attacchi, tentativi diplomatici e abbandoni dalle navi si rischia l’ennesimo oblio. La posizione della missione è sempre la stessa: l’apertura di un canale umanitario permanente. Ma i riflettori restano puntati altrove.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
