In poche parole

La Flotilla naviga in acque torbide

Venti persone hanno abbandonato la missione: tra rischi di attacchi e tentativi diplomatici si rischia l’ennesimo oblio
Due imbarcazioni della Global Sumud Flotilla - Foto Epa/Mohamed Messara © www.giornaledibrescia.it
Due imbarcazioni della Global Sumud Flotilla - Foto Epa/Mohamed Messara © www.giornaledibrescia.it
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Se il Mediterraneo racchiude il nostro mondo le sue acque non sono mai state così torbide. Nemmeno quando Ulisse finì nella terra dei Lotofagi, nemmeno quando quel mare si è fatto cimitero degli esuli. È lì che ora si scontrano visioni del mondo sull’altro, idee di presente e di futuro, posizioni sulla crisi mediorientale. Che stavolta non sono bianche o nere. È tutto in scala di grigi.

Non è un caso che la Global Sumud Flotilla, la missione che sta portando aiuti ai palestinesi, a quattro giorni di navigazione dalle coste abbia perso qualche pezzo. Come per le manifestazioni pro-Pal, c’entra il metodo. Venti persone, di cui la metà italiane, hanno abbondato la missione. C’è chi ha paura di attacchi e chi teme la forzatura del blocco navale israeliano. Se l’idea iniziale era quella di arrivare a ridosso delle acque internazionali per poi arrendersi all’Idf, ora si rischia una risposta violenta.

Di attacchi alla Flotilla ce ne sono già stati e i rapporti con Tel Aviv sono peggiorati. In mezzo ci sono stati i niet all’appello di Mattarella e la ricerca di percorsi alternativi. Tra rischi di attacchi, tentativi diplomatici e abbandoni dalle navi si rischia l’ennesimo oblio. La posizione della missione è sempre la stessa: l’apertura di un canale umanitario permanente. Ma i riflettori restano puntati altrove.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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