In poche parole

Isole Marshall prima senza calcio, adesso senza riconoscimento

La Fifa non ci sente, l’Ofc dell’Oceania non è interessata, la Concacaf americana ha detto di voler vedere le cose fatte sul serio
La bandiera delle Isole Marshall
La bandiera delle Isole Marshall
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Si fa presto a dire «è caduto un tabù». Ok, adesso anche le remotissime Isole Marshall hanno la propria nazionale di calcio. Ma è ancora lungo l’iter per far sì che lo Stato insulare dell’Oceano Pacifico ottenga la propria bandiera sul planisfero del pallone.

La cultura locale prediligeva sport americani come basket e baseball, solo nel 2021 è nata la Federazione calcistica e ora la squadra – diretta dall’inglese Llod Owens – è pronta all’esordio all’Outrigger Challenge Cup in Arkansas, una trasferta finanziata da 104 sostenitori per un totale di circa 25mila euro. Però, per lo stato più radioattivo del mondo – tra il 1946 e il 1958 furono fatti esperimenti con almeno 67 bombe atomiche – ora c’è il problema del riconoscimento internazionale: la Fifa non ci sente, l’Ofc dell’Oceania non è interessata, la Concacaf americana ha detto di voler vedere le cose fatte sul serio.

Potrebbe però non esserci abbastanza tempo. Le Isole Marshall sono a rischio sparizione per l’innalzamento dei mari a causa del riscaldamento globale. Hanno 40mila abitanti, considerando che San Marino con i suoi oltre 33mila ci ha messo dal 1986 al 2024 per cogliere la prima vittoria, la bianca sabbia degli atolli potrebbe scandire il tempo nella clessidra calcistica dell’ex ultima nazione senza pallone.

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