In poche parole

Il destino incerto delle nostre foto immateriali

Viviamo nell’epoca dell’iperproduzione di immagini, eppure rischiamo di perderle tutte
I cugini Cominelli nel 2015 - © www.giornaledibrescia.it
I cugini Cominelli nel 2015 - © www.giornaledibrescia.it
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Questa settimana ha chiuso per sempre Cominelli, storico negozio di materiale fotografico, punto di riferimento, nei 120 anni di attività, per professionisti, appassionati e semplici fotografi delle vacanze.

Nell’era digitale, macchine e stampa fotografiche hanno un ruolo marginale nelle nostre vite rispetto ad anni non remoti. Un paradosso, nel tempo in cui gli smartphone ci spingono a un’iperproduzione di immagini. Sui social, un utente, commentando la chiusura di Cominelli, rilanciava un tema che ci tocca tutti: «Ai miei figli dico: avrete le foto dei nonni e dei bisnonni, non le vostre».

Il rischio della perdita di ricordi, sempre più di rado affidati alla stampa e quindi fisicamente indisponibili, rientra nella più ampia questione della «digital preservation»: come conservare nel tempo informazioni, documenti, dati e, buone ultime, le nostre foto, quando supporti di memoria, standard digitali, ecc. rischiano di disperderli in breve? Fior di scienziati studiano come copiare informazioni a rischio cancellazione, codificare le unità di memoria, comprimere i file in spazi sempre minori. Eppure al momento una risposta definitiva non c’è.

Altro paradosso: l’innovazione tecnologica messa sotto scacco da se stessa. Per ora meglio stampare le foto a cui teniamo di più. Ci aiuterà anche a scegliere e forse a scattare meno ma con più cura.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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