La grana nazionale e la fuga dei tecnici

E dire che quattro anni fa eravamo sul tetto d’Europa. L’Italia riscoprì una passione viscerale per la Nazionale di calcio, fino ad allora sepolta sotto macerie stratificate di risultati deludenti e mancate qualificazioni mondiali. Oggi sono tornate. La fuga in Arabia di Roberto Mancini, il condottiero di Euro 2020, ne ha ammonticchiate altre. Di quell’esperienza non resta nulla.
L’idea che un ct potesse svestire il doppiopetto azzurro per amor dei petroldollari venne considerata intollerabile. Quasi offensiva. Ma se di follia si trattò, è evidentemente collettiva.
Spalletti salta e attorno a Gravina si forma il vuoto: Ranieri si tira fuori, Ancelotti è già all’altro capo del mondo. Restano gli eroi del 2006, dal mucchio la Figc pesca Gattuso, un collezionista d’esoneri. Possibile che la Nazionale sia diventata una grana per una maggioranza così vasta?
La verità è che oggi, per qualunque tecnico con un minimo di credenziali, il gioco non vale la candela: la disaffezione è diffusa, si rischia concretamente di saltare un altro Mondiale. Le possibilità di fallimento sono troppo alte per mettere in gioco la propria reputazione. Che Ringhio ce ne scampi. L’Italia s’è assopita, ci perdoni Mameli. Serve un’impresa per ridestarla.
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@Domenica
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