In poche parole

Finiti senza rete nella rete

Gabriele Colleoni
Il caso della popolazione amazzonica dei Marubo, alle prese coi problemi legati a internet
La foresta amazzonica
La foresta amazzonica
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Tutto ha un costo, si dice. Ma fino a che prezzo si è disposti a pagare? È il dilemma oggi di fronte all’etnia Marubo, due migliaia di indigeni sparsi nell’alto bacino amazzonico, che dal settembre scorso grazie al «regalo» di Starlink - come altri popoli affini beneficiati dal servizio di internet satellitare ad alta velocità di Elon Musk - sono usciti da un millenario isolamento, ritrovandosi di colpo anch’essi al centro di quel villaggio globale chiamato Rete.

Un passaggio «senza rete» dalla preistoria alla post-modernità così esemplare da aver spinto il New York Times a spedire nella foresta amazzonica brasiliana due reporter.

Certo adesso anche sul Rio Ituì si possono fare chiamate d’emergenza e videochat con chi non è al villaggio, ma nelle malocas (le grandi capanne comunitarie) - scrivono i due inviati - si è insinuata tutta la gamma di problemi che da tempo frequentano le comunità a stelle e strisce, e non solo: adolescenti attaccati senza sosta al cellulare, dipendenza da social, chat piene di gossip, videogiochi violenti, fake news, truffe online…

«Quand’è arrivato eravamo tutti felici - riflette la “saggia” del villaggio - ora sta facendo perdere ai giovani ogni interesse per le nostre attività, ma per favore non toglieteci internet».

Per «connettersi» agli dei si usa ancora l’ayahuasca, il decotto psichedelico di erbe della foresta, ma le connessioni più frequentate ora corrono online. Anche i Marubo ormai sono nella Rete...

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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