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Comunicato Stampa: "Rai. Sia benedetta la lottizzazione!", un libro coraggioso sui retroscena del servizio pubblico

Per decenni laRaiha raccontato l’Italia agli italiani, ne ha accompagnato le trasformazioni, registrato i conflitti, condiviso le paure e perfino modellato il linguaggio. Molto meno conosciuto è ciò che accadeva dietro lo schermo: nelle redazioni attraversate dalle tensioni politiche, nei corridoi, nelle riunioni sindacali e nei luoghi in cui una conversazione informale poteva rivelare più di un comunicato ufficiale. È questa Rai interna, imperfetta e vitale, cheGiorgio Balzoniriporta alla luce nel suo ultimo libro, uscito a luglio 2026. 
Il volume si intitola“Rai. Sia benedetta la lottizzazione! Intrighi, leggende metropolitane, verità. La Rai che pochissimi conoscono vista dal Gr2, dal Tg3, dal Tg1 e dal covo dell’Usigrai, storico sindacato dei giornalisti”, è pubblicato daLastaria Edizioninella collana Contemporanea e propone una ricostruzione ampia di una lunga stagione del servizio pubblico, oltre che di una vita professionale trascorsa nel punto in cui giornalismo e politica si osservano e si condizionano.
Il libro affida alla memoria di un testimone diretto il compito di sottrarre la Rai alle formule con cui viene abitualmente liquidata: emergono episodi, battaglie professionali, talvolta anche errori, rivalità e incontri ma, soprattutto, affiora un’azienda molto diversa dalla caricatura monolitica del discorso corrente. Un organismo attraversato da appartenenze e contraddizioni, nel quale il condizionamento politico conviveva con la cultura del lavoro e con una responsabilità civile oggi tutt’altro che scontata.
Il titolo “Sia benedetta la lottizzazione!”suona come unaprovocazione, perché recupera in positivo una parola divenuta sinonimo di spartizione, clientelismo e subordinazione dell’informazione ai partiti. Balzoni non cancella le storture di quel sistema e non lo assolve per nostalgia, ma lo ricolloca nella propria epoca e invita a distinguere la rappresentanza imperfetta di culture politiche differenti dall’occupazione esclusiva del servizio pubblico da parte di chi governa. La lottizzazione poteva produrre compromessi, eccessi e ingiustizie, ma conteneva anche un principio di mediazione. Il monopolio, al contrario, non ha bisogno di mediare con nessuno.
Proprio in questa rilettura risiede il carattere più libero del libro. Balzoni mostra come l’influenza politica sia mutata nel tempo, quali anticorpi professionali abbiano provato a contenerla e quale ruolo abbiano svolto le redazioni e il sindacato. La domanda riguarda così il presente almeno quanto il passato: può ancora esistere un servizio pubblico capace di raccontare l’intero Paese senza ridursi al bottino del vincitore?
La struttura segue le principali tappe dell’esperienza dell’autore e trasforma quattro sigle familiari al pubblico in altrettanti osservatori sulla storia italiana: ilGr2, il Tg3, il Tg1 e l’Usigrai. Ogni passaggio segna un cambiamento di prospettiva. La radio conserva il primato della parola e dell’immediatezza; il Tg3 porta con sé una precisa identità culturale e la sfida di una voce diversa; il Tg1 rappresenta il centro più esposto della mediazione fra informazione, istituzioni e potere; il sindacato diventa il luogo nel quale la libertà professionale deve tradursi in azione collettiva. Ne deriva una narrazione che non segue soltanto l’avanzamento di una carriera, ma registra il mutare dei rapporti tra giornalisti, dirigenze aziendali e partiti.
Iretroscenacostituiscono la materia più vivace dell’opera, senza tuttavia trasformarla in una raccolta di indiscrezioni. Balzoni ricorda nomi, luoghi e circostanze; riporta il lettore nelle sedi di via Teulada, viale Mazzini e Saxa Rubra, ma anche nei caffè, nelle trattorie e nei palazzi istituzionali che prolungavano, lontano dai microfoni, la giornata delle redazioni. Personaggi celebri si alternano a figure meno note, giornalisti e alti dirigenti incontrano esponenti di partiti diversi, le convinzioni ideali si mescolano alle ambizioni personali. L’aneddoto diventa così un documento in miniatura: non serve a divertire a spese dei protagonisti, ma rivela il modo in cui in un determinato frangente maturavano le decisioni o mutavano gli equilibri.
Il vissuto personalerimane intrecciato allastoria collettiva. Nel raccontare incarichi, responsabilità e battaglie sindacali, Balzoni ricostruisce anche una scuola professionale fondata sulla presenza, sulla conoscenza delle istituzioni e sulla verifica. Le redazioniappaiono come luoghi di formazione nei quali il mestiere richiedeva memoria, consapevolezza del linguaggio e comprensione delle conseguenze prodotte dalla gerarchia delle notizie.
Dietro questa idea del giornalismo si riconosce anche la formazione politica e umana dell’autore. Nato a Marino nel 1950, giornalista parlamentare dal 1980, a lungo impegnato nella politica interna e poi vicedirettore del Tg1,Balzoni è stato allievo di Aldo Moro, al quale rimase legato negli anni. L’attenzione per ildialogo, lamediazionee lacomplessità, insieme alla diffidenza verso le ricostruzioni troppo nette, sembra costituire una delle eredità più profonde di quella lezione, già espresse nei precedenti lavori dell'autore:"Aldo Moro. Il Professore", da cui è stata tratta l'omonima docufiction Rai conSergio Castellitto;"Aldo Moro e le Brigate Rosse in Parlamento" e poi ancora"Aldo Moro il Professore. E un piano per le BR”, scritto con Fiammetta Rossi. Il nuovo volume sposta l'obiettivo sulla Rai, ma conserva lo stesso impulso di proteggere la memoria dalle semplificazioni. Anche quando il libro entra nel terreno dello scontro, difatti, l’autore continua a cercare leragioni storiche e umane delle posizioni in campo. 
La scrittura riflette la lunga frequentazione della notizia. È rapida, diretta, attenta ai fatti, capace di passare dalla ricostruzione politica alla scena ricordata senza perdere il filo. Nomi, date e luoghi danno concretezza alla narrazione; l’ironia impedisce alla materia di irrigidirsi in un verbale; la partecipazione personale scalda il dato storico. Il tono è quello di chi conosce il peso delle parole e sa che una testimonianza diventa credibile non quando pretende di essere definitiva, ma quando espone con chiarezza la posizione dalla quale è stata formulata.
Il libro di Balzoni tiene insieme la grande politica e la quotidianità delle redazioni, le decisioni dei vertici e il lavoro di chi costruiva i notiziari, la storia nazionale e la biografia individuale. La Rai diventaun prisma attraverso cui osservare la trasformazione dei partiti, del giornalismo e del pubblico: uno dei pochi luoghi nei quali il Paese era costretto, almeno idealmente, ariconoscere le proprie differenze.
È questo elemento a rendere “Rai. Sia benedetta la lottizzazione!” un libro profondamente contemporaneo. In un tempo di informazione frammentata, appartenenze radicalizzate e memorie sempre più corte, Balzoni ricorda cheil pluralismo non coincide con la moltiplicazione delle voci, se quelle voci non sono disposte ad ascoltarsi. Il servizio pubblico conserva un senso soltanto quando non parla a una parte fingendo di parlare a tutti, quando sa rappresentare anche ciò che disturba il potere e quando considera i cittadini destinatari di un diritto, non semplici segmenti di pubblico.
Il volume lascia quindi una domanda aperta e affida la risposta non soltanto alla Rai, ma alla politica, ai giornalisti e agli spettatori. Difendere il servizio pubblico non significa idealizzarne la storia né ignorarne dipendenze e fallimenti. Significa riconoscere che senza un luogo comune nel quale il Paese possa raccontarsi,anche il dissenso rischia di perdere la propria lingua. Balzoni spegne le luci degli studi per accenderne una sullademocrazia: dietro ogni immagine della Rai riappare l’Italia che siamo stati e quella che rischiamo di non sapere più raccontare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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