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Comunicato Stampa: Consiglio Veneto approva, con i voti della maggioranza, il Progetto di legge n. 72 della Giunta


Il Consiglio regionale del Veneto, dopo aver esaminato la parte emendativa e l’articolato, ha approvato oggi, con i voti della maggioranza, (28 voti favorevoli e 11 astenuti), il Progetto di legge regionale n. 72, di iniziativa della Giunta regionale, “Disposizioni dirette a sostenere la priorità Housing”, che era stato licenziato, con i voti della maggioranza, dalla Seconda commissione, in cui era incardinato, e che è stato illustrato oggi in Aula dal Relatore, la consigliera regionale Alessia Bevilacqua (Lega- LV), e dal Correlatore, la consigliera regionale Elena Ostanbel (AVS).
Il Pdl n. 72 – come ha spiegato il Relatore – munito del parere favorevole del Consiglio delle Autonomie Locali e della Prima commissione, ha l’obiettivo di assicurare il tempestivo ed efficiente utilizzo delle maggiori risorse derivanti dalla riprogrammazione di Mid-term review del FESR 2021-2027 per iniziative di housing sociale, favorendo l’accesso alla casa dei cittadini nell’ottica dell’equità sociale e rispondendo al disagio abitativo.
Nel testo normativo viene specificato che la destinazione a social housing degli alloggi di edilizia residenziale pubblica non può avere durata superiore a 5 anni. Decorso tale termine, gli alloggi interessati riacquistano la loro originaria destinazione a edilizia residenziale pubblica.
La Giunta regionale, previo parere della commissione consiliare competente, verrà incaricata della fissazione dei criteri e dei requisiti degli interventi di housing, includendo in tale categoria anche le iniziative volte a favorire l’accesso all’abitazione a canone calmierato da parte di particolari categorie di soggetti e nuclei familiari, la cui capacità economica non consente loro di accedere agli alloggi di edilizia residenziale pubblica e non permette, tuttavia, di sostenere un canone di locazione al prezzo del mercato abitativo privato, individuando quali destinatari prioritari di tali interventi, ancorché non esclusivi, determinate categorie di soggetti ritenute particolarmente meritevoli di tutela in ragione della loro importanza nel tessuto sociale e socio-assistenziale e, nello specifico, gli operatori del sistema sanitario e sociosanitario che prestano servizio in aziende ed enti del servizio sanitario regionale e nelle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB).
Verrà altresì demandato alla Giunta regionale, previo parere della commissione consiliare competente, di definire i criteri per la valutazione della situazione economica dei destinatari e stabilire i relativi limiti di reddito per l'accesso agli interventi di housing sociale, anche su base territoriale, sentiti i comuni ad alta tensione abitativa. Tali limiti sono aggiornati annualmente sulla base dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI).
È prevista la possibilità che gli interventi di housing possano essere elaborati direttamente dai comuni, dalle aziende territoriali per l’edilizia residenziale (ATER), dalle IPAB, dalle ULSS e da altri enti pubblici, che potranno essere individuati dalla Giunta regionale, a valere sul proprio patrimonio disponibile e che, comunque, non si configuri quale patrimonio di edilizia residenziale pubblica di cui alla legge regionale 3 novembre 2017, n. 39.
Il provvedimento è munito della clausola di neutralità finanziaria.
 
Il Correlatore, Elena Ostanel, ha sottolineato “il grande lavoro emendativo svolto dall’opposizione in commissione, per migliorare il testo normativo che presentava gravi vulnus, in particolare sul passaggio da edilizia residenziale pubblica a edilizia residenziale sociale, con riferimento soprattutto ai criteri e ai requisiti di assegnazione e alle tempistiche. Alcune nostre proposte sono state accolte, altre no: per questo, abbiamo presentato una serie di emendamenti. È vero: questa proposta di legge per la prima volta parla di edilizia residenziale sociale, è indubbiamente un punto di partenza. Però servono più investimenti, a iniziare dall’introduzione dell’Addizionale IRPEF, senza inseguire le emergenze ma facendo interventi strutturali.”
Paolo Galeano (Pd) ha condiviso in gran parte l’intervento di Elena Ostanel, sottolineando “l’apporto positivo garantito dalla minoranza, in particolare per garantire che gli interventi previsti siano destinati alle categorie che hanno veramente bisogno. Ma serve più coraggio sugli interventi in bilancio per il tema casa.”
Per Jonatan Montanariello (Pd) “di fronte alla grave emergenza abitativa, siamo di fronte alla montagna che ha partorito un topolino, con tutto il rispetto per i 50 milioni posti in investimento, che comunque non sono soldi regionali, perché sono stati sottratti da altre finalità che avrebbero potuto avere gli enti locali. La Regione, negli ultimi 30 anni, si è disinteressata del tema casa. E le aspettative del tessuto sociale erano ben altre.”
Chiara Luisetto (Pd) ha sottolineato come sia “essenziale affrontare le criticità strutturali intorno al tema della casa, senza più rincorrere le emergenze. Il Veneto dovrebbe dotarsi di una Agenzia regionale per la Casa, con attività di coordinamento, per definire criteri omogenei e contrastare il fenomeno degli alloggi sfitti. Serve una vera politica regionale sulla casa. Questo è indubbiamente un provvedimento positivo, ma è solo l’inizio di una strada orientata a una programmazione e a una governance strutturali.”
Anche per Alessandro Del Bianco (Pd) “la legge sancisce un passo in avanti, ma non possiamo non constatare il fallimento degli interventi fatti fino ad ora, a iniziare dall’aumento del patrimonio erp sfitto, proprio quando sono aumentati i bisogni abitativi. Servono interventi strutturali. E sottolineo che, oltre al problema della dotazione economica insufficiente, è anche vero che ci sono ATER, in Veneto, che viaggiano a diverse velocità.”
Antonio Dalla Pozza (Pd) ha posto l’accento sul fatto che “solo grazie alla crisi demografica, il disagio abitativo non ha toccato punte estreme. E ci sono tantissime persone che non hanno la casa pur di fronte all’elevata edificazione posta in essere dalla Regione. Serve una grande alleanza tra Regione, ATER e Comuni.”
Monica Sambo (Pd) ha sottolineato un dato drammatico: “In Veneto, sono circa 13 mila le famiglie in attesa di un alloggio pubblico, e circa 9 mila le case sfitte. Il problema vero è che, in questi ultimi decenni, è mancato un Piano Casa regionale.”
In sede di dichiarazione di voto, giudizio complessivamente positivo sul provvedimento, nonostante le criticità, è stato espresso dal Gruppo Resistere Veneto, nell’intervento del consigliere Riccardo Szumski. Il Gruppo Pd ha annunciato l’astensione, “dimostrando un atteggiamento collaborativo.”, come il Gruppo AVS.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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