Un 4.0 per l'anima malinconica dell'Italia

E quindi l’Italia è malinconica. Il Rapporto Censis sulla situazione sociale nazionale 2022 così ci sintetizza: malinconici. Ovvero un po’ rassegnati, intimiditi, forse umiliati, spaventati da quel che abbiamo appena passato, da quanto sta accadendo (da noi e nel mondo).
Malinconici, per l’appunto: desiderosi di qualcosa che non si è mai avuto ma di cui si sente la mancanza, avrebbe detto Victor Hugo. Ognuno si faccia la propria autodiagnosi: che cosa non abbiamo mai avuto, oppure che cosa abbiamo perso e che oggi desideriamo tanto? Domande complicate, intime verrebbe da dire. Ma è la somma delle milioni di intimità che danno il quadro generale, che danno il «tono» di un Paese.
Non contesto la fotografia del Censis, magnifica nell’immagine (pensa te: l’Italia malinconica, è l’antitesi della narrazione mondiale: violini, mandolini, eccetera eccetera). Non contesto, ripeto, l’immagine-sintesi del Censis. Però invito tutti a darci una scossa, a sentire dentro di noi quel che di buono abbiamo fatto e soprattutto quel che abbiamo davanti, quel che potremmo fare ed avere se ci dessimo una scossa, se scrollassimo di dosso questa gnagnera. Io so bene che toccare le corde dell’anima è cosa complicata, che se si è ad un passo dalla depressione (e spesso la malinconia può esserlo) nulla di più sbagliato che invitare il malinconico a darsi una scossa. Ma non ho altri suggerimenti.
Magari ci fosse un 4.0 dell’anima. Mi conforta - ma vi deve bastare - pensare a Baudelaire che trasformò la sua quasi permanente malinconia nel suo spleen, in una esplosione di creatività. Ma attenzione: solo se non viene scacciata subito la malinconia ha questo potere di nuova vita, deve starci un po’ dentro, è un fermentatore di autoconoscenza. Niente paura: ci conosceremo meglio. Se così è, sta a vedere che la malinconia in questa fase non è poi così maligna...
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